Kyriolexy

Parole semplici per concetti complessi. Miscellaneous musings on bonsai, gay life, personal evolution, gardening, family, and pretty much anything else I feel like blogging about, with occasional contributions from my dog, Sofia and my cat, Banzai.

Thinking trees

Quando non hai  che alberi in mente

Quando non hai che alberi in mente

Non me ne vogliano gli altri ma queste righe sono rivolte ad un pubblico adulto, di solito maschile, spesso guardato con sospetto e persino con commiserazione, a volte invidiato, ma solo per un attimo, prima di liquidare il tutto come la stranezza di un uomo in fondo eccentrico.

Di solito comincia in modo subdolo, una giornata di beneficenza, una cronica passione per tutto ciò che bello, biologico, verde, vivo.

Ma appena il tempo di lasciar penetrare il germe nel nostro substrato cerebrale ed ecco che la pandemia dilaga, invadendo ogni possibile ganglio, stimolando le staminali a produrre per procura, ed in modalità decisamente up-regulated, altri germi e, come per incanto, nel rispetto della  microbica aggressività, il contagio avviene in modo inesorabilmente  irreversibile.

I sintomi sono pressochè immediati, scarso interesse per le relazioni sociali (a parte un certo interesse aggregativo verso altri individui con la stessa patologia), con progressivo isolamento ed allontanamento dal nucleo amicale prima e familiare poi, disordini bipolari placabili solo con acquisti compulsivi, aumento dei traumatismi legati ad una scriteriata e spesso autolesionista attività in condizioni di estrema pericolosità fisica e chimica, progressivo calo del rendimento lavorativo.

In una espressione collasso sociale.

Il carattere subdolo della patologia è data dal fatto che la fase di polarità positiva, compensa di gran lunga la debacle psicofisica, creando così dipendenza ed assuefazione in un circolo vizioso che in pochi anni porta alla rovina economica, fisica e sociale.

E’ solo a questo punto che la patologia conclamata e senza alcuna possibilità di cura residua, si manifesta in tutta la sua drammaticità.

Non c’è vaccino, non c’è cura. Vi siete ammalati di una malattia bellissima: siete stati contagiati dal germe del bonsai.


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