Kyriolexy

Parole semplici per concetti complessi. Miscellaneous musings on bonsai, gay life, personal evolution, gardening, family, and pretty much anything else I feel like blogging about, with occasional contributions from my dog, Sofia and my cat, Banzai.

The sunday village

Cervara di RomaIl mio paese della domenica è stato Cervara di Roma.

A  70 chilometri dalla Capitale, arroccata nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, generosa di bellezze naturali e di tesori d’arte. Svuotata dalla povertà e dalla emigrazione  (soprattutto verso Roma), è stata riscoperta dai forestieri e dagli artisti.

Cervara, chiamata la Montagna d’Europa per la pace nel mondo, mostra una fiorente attività, soprattutto nella bella stagione, attraverso iniziative culturali, sociali e la riscoperta di antiche usanze e festività.

La nascita di Cervara risale all’883 e per la sua inespugnabilità, fu scelta da Pelagio, monaco scismatico, che si proclamò Abate nel 1273 resistendo per quasi tre anni agli attacchi dell’agguerrito esercito Pontificio.Motivo in più per rendermela simpatica.

Dai primi anni del 1800 in poi, Cervara diventa meta di artisti stranieri ed italiani (Ludwing A. Richter, L. Edward, F. Montessuy, Ernest Hèbert, D. Purificato, Giampistone, Aldo Riso, Ciotti, Kattinis, ecc.), che hanno arricchito con le loro opere i muri e le strade di Cervara.

Tutte queste opere sono disseminate in un dedalo di vicoli, archi, scalinate, piazzette, dove l’accesso alle automobili è off-limits ed il panorama mozzafiato.Ve lo consiglio.

Da vedere:

  • Sito archeologico presso la località Le Morre (tarda età della pietra/prima età del bronzo).
  • Rocca medioevale.
  • Sculture su pareti rocciose dislocate in vari punti del paese.
  • Scalinata degli artisti.
  • Roccia della Pace.
  • Bassorilievo in ceramica presso piazza Umberto I.
  • Toponomastica stradale in ceramica e affresco.
  • Pannelli presso piazza Umberto I.
  • Chiesa di Maria SS.della Visitazione (XV secolo).
  • Chiesa di S.Maria della Portella, situata alle porte del paese.
  • Chiese di S.Rocco e di S.Emidio.

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Appunti di viaggio

Tra le ragioni profonde che spingono un viaggiatore a partire, una in particolare è un riflesso di difesa dell’uomo, un gesto assolutamente antisociale.Il viaggiatore, pur di non soccombere e sottomettersi,fugge. Scappa da tutto, dalla famiglia, dal matrimonio, dal fisco, dalle regole, dai tabu.

La parola d’ordine diventa rifugiarsi: rifugiarsi, fuggire, viaggiare, essere liberi, raggiungere qualcuno o qualcosa.

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Ogni destinazione va bene. L’importante è partire. L’unica cosa che acquista importanza,e che conta, è essere lontano da. Qualunque cosa sia.

Viaggiare diventa l’unico modo per esistere, per sorridere, per sganciarsi, sbloccarsi, disancorarsi. L’autoaffermazione contro la dissoluzione, l’evaporazione nel magma sociale di tutti i giorni.

Non a caso la leggenda di Bruce Chatwin si è conclamata alla fine del XX secolo. Nei paesi occidentali, il viaggio, divenuto rito di massa, ha perso misticità e acquistato banalità. La sua durata media si è drasticamente ridotta a una o due settimane.

Il “tredicesimo viaggio” di Jaques Lacarrière, quello di lunga durata, l’unico che valga la pena, il solo che consenta una realtà interazione emotiva con la terra visitata, non si fa più.

E il mito di Chatwin è nato proprio grazie agli scritti tratti dai suoi innumerevoli viaggi:«Viaggiamo – ha scritto – perché non possiamo passare troppo tempo nelle nostre camerette d’appartamento, nelle quali viviamo solo grazie al riscaldamento d’inverno e all’aria condizionata d’estate».

Ma il viaggio, per Chatwin, aveva soprattutto un senso molto più profondo.

Un viaggio che implica e culmina in un inevitabile cambiamento. Un rito d’iniziazione che moltiplica le nostre esperienze vitali e permette all’anima di spostarsi sempre un po’ più in là.

Un ‘andata e ritorno dal reale al letterario, da sé all’altro, alla ricerca di «quella calma primitiva che è forse la stessa cosa che la pace di Dio».

Bruce Chatwin: Bibliografia

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Swinging London

Sarà come esserci. Promesso. Full immersion londinese di 2.04 minuti.

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I faggi di Roma

Senza andar troppo lontano, nè sulle Alpi, nè altrove, a due passi da Roma c’è una delle più belle faggete che io abbia mai visto. La vegetazione del comprensorio dei Simbruini è ricca e importante: non solo vasti querceti e dense faggete, più in alto si afferma una vegetazione tipica dell’alta quota, con primule, crochi, soldanelle, genziane, carline, sassifraghe e mille altre specie, tra cui il ribes alpino e un interessante endemismo centro appenninico, il semprevivo italico. Foreste cupe e rigogliose si alternano a radure verdissime e tranquillee, dove spesso troneggiano grandiosi colossi ultracentenari d’acero e di faggio; nel versante a nord e nei pendii più umidi ed ombreggiati crescono felci, muschi ed equiseti e sulle pendici a sud o meglio esposte  si abbarbicano piante mediterranee come il bosso, il ligustro, il pistacchio e la fillirea. Caso più unico che raro poi la presenza di diverse specie di orchidee: una presenza che, da sola, merita una visita al Parco.
I Simbruini ospitano attualmente una copertura forestale che, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, si può definire ottimale: circa 22 000 ettari di bosco. La copertura boschiva è, comunque, in sostanza, quella tipica dell’Appennino laziale-abruzzese: alle quote medio-basse prevale il bosco misto di roverella, carpino, cerro (nei siti più umidi), ma ci sono due vaste zone che presentano un’importante particolarità, vale a dire un’estesa popolazione di leccio, che fra Cervara di Roma e Subiaco e, più a sud, fra Subiaco e Jenne, si spinge a quasi 1200 metri di quota. La formazione vegetale dominante è però la faggeta, che interessa una fascia altitudinale compresa tra i 900 m e i 1500-1900 m. Il faggio che predilige climi temperati e oceanici, caratterizza e domina gli ambienti montani dell’Appennino mostrandosi in tutta la sua potenzialità di forme. Le fustaie di faggio presentano a tutt’oggi caratteri di ricchezza e spettacolarità degne delle foreste del vicino Parco d’Abruzzo. Dalla severa e cupa selva colonnare della Tagliata si passa alle grandi faggete disetanee del vallone dell’Autore e dell’immenso comprensorio Faito-Valisa-Sorgenti dell’Aniene, fino ai cedui composti e invecchiati, prossimi a raggiungere la dignità di bosco adulto e maturo, sparsi un po’ ovunque.

Ecco un piccolo réportage della mia domenica a Monte Livata con l’inseparabile Sofia.

its logical; if you’re not going anywhere
any road is the right one

The Haiku and Poems of
Ikkyu Sojun/Ikkyuu Soojun (1394-1481)

Oltre ai ben noti campi da sci, Livata ve lo consiglio soprattutto per spettacolari percorsi trekking:

Campo Secco – Pozzo Vecchio – Campitelli – Femmina Morta (in territorio di Camerata Nuova).

Ha la lunghezza di 3500 metri e si sviluppa attraverso un itinerario pianeggiante, che permette di conoscere un’area particolarmente suggestiva dell’altopiano carsico caratterizzata dalla presenza di formazioni rocciose, inghiottitoi, doline e campi carreggiati.

Campo della Pietra (in territorio di Vallepietra).

La lunghezza del percorso è di circa 1000 metri e si snoda in prossimità del confine con l’Abruzzo, risalendo la mulattiera tracciata a ridosso della strada provinciale. Ad esso è interessata una delle zone carsiche più caratteristiche del Parco, quella cioè posta ai margini sia della secolare faggeta presente nella località sia delle immense distese del Campo della Pietra.

Campo Buffone (in territorio di Subiaco).

Lungo circa 2 chilometri, questo sentiero naturalistico, con partenza e ritorno a Campo Buffone, è situato nelle immediate vicinanze degli insediamenti di Monte Livata, cioè in una zona molto sviluppata dal punto di vista dell’urbanizzazione e delle presenze turistiche, sia estive sia invernali. A determinare la scelta del sentiero naturalistico di Campo Buffone è stata la necessità di studiare, proprio alla luce di queste caratteristiche, i valori paesaggistici nonché le ricchezze geologiche, vegetazionali e faunistiche del comprensorio di Monte Livata e di quello contiguo di Campo dell’Osso.

Da Comunacque alla Mola Vecchia (in territorio di Jenne).

Qui la situazione dal punto di vista orografico è completamente diversa da quella degli itinerari di cui si è parlato in precedenza.
Lungo una traccia pianeggiante della lunghezza di poco più di 1 chilometro, si ha la possibilità di visitare uno dei tratti più suggestivi del fiume Aniene. Ad esso fanno da cornice una ricca vegetazione ed un ambiente di estremo valore naturalistico, dove sono presenti le specie animali e vegetali tipiche di un fiume di alta montagna.

Da Campo Staffi al Rifugio di Campo Ceraso.

Dalla estremità del parcheggio della stazione sciistica di Campo Staffi, a quota 1780, si accede, scendendo, all’anello di circa 7 km che si addentra in una delle più belle ed incontaminate zone del Parco dei Monti Simbruini, mantenendosi sempre a quote tra 1600 e 1650 m, costantemente in vistá del Monte Tarino (1961 m). Una prima sosta si potrà fare nei pressi del Rifugio del Ceraso, vicino al volubro di Campo Ceraso, punto di abbeverata per il bestiame al pascolo brado. Un’altra piazzola di sosta attrezzata è situata sulla via del ritorno, sempreché si percorra l’anello in senso antiorario, prima di affrontare il tratto di salita per tornare a Campo Staffi. Questo percorso ad anello costituisce, durante i mesi invernali, una suggestiva ed impegnativa pista per lo sci di fondo; in questo caso la salita per tornare al parcheggio potrà essere evitata usando la sciovia esistente, detta appunto “del Ceraso”.

Alle sorgenti dell’Aniene.

Si segue la provinciale Trevi-Filettino per circa 2 km da Filettino. A destra si prende la carrabile comunale che raggiunge la località Fiumata, con l’omonimo campeggio e l’allevamento di trote (pesca sportiva). Da qui si staccano due sentieri: il ramo di sinistra segue una preesistente mulattiera e sale sino alle pendici del Colle delle Fontane (1269 m), lasciando sulla sinistra la Fontana Acqua Corore. Il dislivello in totale è di circa 170 m superato in 4 km, sempre accompagnati dal gorgoglio del torrente detto appunto Corore. Il ramo di destra, costeggiando il torrente Riglioso, sale sino a quota 1169, nei pressi della Fonte della Radica. E’ un percorso estremamente suggestivo, tra faggi secolari che affondano le loro sculturee radici nelle scroscianti acque del torrente; lunghezza circa 3 km. Per chi volesse awenturarsi in una escursione molto più impegnativa, un vecchio sentiero attraverso la Valle Forchitto porta alla Monna della Forcina e al Rifugio di Campo Ceraso, con un percorso di circa 5 km ed un dislivello di 480 m.

Il sentiero delle Quattro Grotte.

Ripristinato recentemente per interessamento del Parco dei Simbruini, questo sentiero, pur nel suo breve percorso, permette di apprezzare alcune piccolissime grotte nelle immediate vicinanze del centro abitato di Filettino. Vi si accede dalla S.P. tra Filettino e Campo Staffi, sulla destra, di fronte al campo sportivo. La prima “grotta” è detta dell’Alabastro per notevoli formazioni in vista. La seconda, che si presenta come una grande fenditura nella roccia, è detta del Diavolo, che qui sarebbe apparso a spaventare alcuni pastori; viene poi la grotta Nera con affioranti tracce di asfalto, e quindi la Grotta di Proserpina. Si ridiscende quindi verso il Fosso Vardano, che si attraversa su un ponticello di legno, per risalire verso il centro abitato. E una passeggiata simpatica, di circa 2 km, con vedute inedite e suggestive del vecchio paese.

Per arrivare a Monte Livata:

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Italia a colori

Venezia, Canal Grande

Paesaggio alpino

Civita di Bagnoreggio, VT

Venezia, Canal Grande

Montepulciano, Toscana

Manarola,Cinque Terre, SP

Val d'Orcia,Siena,Toscana,

Venezia

Burano, Venezia

Bergamo, Lombardia

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Buona estate

Grotta Naturale di Torre Incina,Polignano(BA)

Grotta Naturale di Torre Incina,Polignano(BA)

 L’Italia è divisa in due per quest’anno, anche climaticamente. Io ho scelto la parte più calda. Ci risentiamo dopo le vacanze e nel frattempo saluti dalla Puglia. Questa in foto è la fantastica spiaggia di Torre Incina, vicino a Polignano a Mare, nella bella provincia di Bari.

La spiaggia è selvaggia e difficile, non c’è ristoro e la discesa a mare è difficoltosa, ma l’acqua è fantastica, il paesaggio lunare e il servizio animazione è a cura di aitanti ragazzoni pugliesi, chevvelodicoaffà. Il resto alla vostra iniziativa.

 

 

 

 

 

 

Indicazioni:  
La spiaggia è libera ed è vicina a Monopoli, tuttavia appartiene al comune di Polignano; attrezzarsi di scarpe comode perchè la scogliare è molto irregolare e frastagliata.
Come arrivarci: occorre uscire dalla statale 16 allo svincolo di Polignano Sud-Zona Industriale e prendere la complanare zona mare; prima di Monopoli sulla destra si intravede la torre di avvistamento (Torre Incina). Una strada tra trulli e fichi d’india, alle spalle di un distributore AGIP porta direttamente al parcheggio (incustodito), occorre poi fare quattro passi a piedi lungo il litorale verso Polignano. Su un promontorio irto di scogli e ricco di anfratti e grotte naturali, c’è un piccolo ritrovo di locals e gente di passaggio. Non consigliato dopo il tramonto.

 

 

Libecciata a Torre Incina,BA

Libecciata a Torre Incina,BA

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Mykonos,Cicladi, Grecia. Un amore lungo 30 anni

Mykonos da Nord Est

Mykonos da Nord Est

Conosco gente che torna a Mykonos da sempre. Pochi sfuggono al suo fascino. Persino se hanno la sfortuna di capitarci per la prima volta ad Agosto, quando l’isola fa fatica a dare il meglio di se, prima o poi ci tornano. E se dovessi dire che cos’è che fa amare quest’isola, non vi parlerei nè di posti, nè di persone, ma di sensazioni.

Pochi ormai ci arrivano in traghetto dal Pireo, come facevamo noi quando venti anni fa arrivavamo con le macchine piene di windsurf e di vele.

Il suono della sirena del piroscafo cominciava a suonare a poche miglia dalla costa per permettere alle donne dell’isola di accoglierci allo sbarco con i loro cartelli di stanze in affitto. Se avete tempo, fatelo.

La prima sensazione è abbagliante, ottica, Il bianco di Mykonos è ovunque. Insieme al blu cobalto delle balaustre e dei tetti. E del mare.

Mykonos,GR

Mykonos,GR

La cosa più curiosa è che quest’isola, che ha fondato la sua fortuna turistica sulla trasgressione, ha almeno trecento chiese, dicono almeno una per ogni giorno dell’anno. La presenza del sacro è ad ogni angolo di strada e persino in mezzo alla campagna desolata.

Perche sull’isola non ci sono alberi, a parte quelli piantati dall’uomo.

A differenza di altri luoghi turistici, la Chora, ovvero il vecchio centro abitato, è rimasto fedele a se stesso negli anni, anche perchè non c’era più posto per costruire nulla.

Per contenere il flusso turistico che nei periodi di punta raggiunge anche le 70.000 presenze, Mykonos si è espansa in tutte le direzioni, ma soprattutto verso l’aeroporto che dista pochi kilometri dal centro e verso le spiagge.

Una volta a Mykonos si arrivava senza prenotare nulla. Le donne al porto proponevano le case, per lo più stanze all’interno di normali abitazioni e solo in seguito di seconde case adibite a quell’uso. Se ne visitavano due o tre e dopo un paio d’ore si trovava sempre qualcosa. Anche attualmente c’è un giro di conoscenze segreto e i veri abituè non vanno in albergo. Si tramandano i numeri di proprietari di abitazioni esclusive, di cui molti nemmeno conoscono l’esistenza, nascoste come sono nel dedalo di viuzze di Mykonos. Le case sono prenotate da un anno all’altro.

Secret Mykonos

Secret Mykonos

Solo nei periodi veramente affollati, ovvero i weekend di agosto, al numero dei turisti stranieri si sommavano gli ateniesi, che per quanto snobbino quest’isola ad agosto, un weekend lo fanno comunque. Per gli sfortunati in quel caso c’era sempre la spiaggia vicino al porto, dove c’è sempre qualcuno che dorme, anche ora.

Una volta trovata la sistemazione, possibilmente in centro, perchè è li che si svolge tutto (ed anche se costa di più alla fine si risparmia), bisogna pensare ai trasporti. Scordatevi la macchina. Prendetela solo se il vostro albergo ha un capiente parcheggio, altrimenti un motorino è quello che fa per voi.

Mykonos moped

Mykonos moped

Le strade per le spiagge sono poco più che mulattiere, battute appunto dai muli degli ultimi contadini e da qualche jeep. Se non ve la sentite o non siete pratici di due ruote, esiste sempre l’autobus che vi porta ai lidi. Per una volta si può anche fare. L’umanità è molto varia e la promiscuità del mezzo traballante e rigorosamente privo di aria condizionata ha favorito molti amori estivi.

Arrivati in autobus a Plati Yalos non pensate nemmeno per un attimo di fermarvi lì. Le spiagge sono molto affollate e riservate alle famiglie. Per arrivare alle famose spiagge di Super Paradise e di Elià c’è una piccola traversata da fare in barchette di pescatori.

Mykonos boats

Mykonos boats

Il viaggio è piuttosto piacevole all’andata ma decisamente noioso al ritorno, per non parlare di quando c’è vento e mare mosso, cioè sempre.

Il vento tanto amato, il meltemi, è un vento teso del nord che porta fresco anche nelle giornate più calde. Non posso concepire Mykonos senza il meltemi che si infila nei vicoli del porto, e quelle rare volte in cui è latitante, l’isola diventa difficile da vivere. Portatevi sempre un maglione da barca per la sera, non sarà inutile.

Pochi lo sanno ma Mykonos per le sue caratteristiche di vento costante attira molti velisti da tutta Europa.

Kite surf a Ftelià Beach

Per i surfisti: Ftelia Beach nel nord dell’isola permette uscite al traverso con onda quasi oceanica che frange solo a pochi metri dalla riva. E’ lo spot più spartano. C’è solo un ristorante con qualche camera ma la vista è stupenda ed i polipi arrostiti sono mitici. Catalina d’altri tempi. Intorno sono sorti altri alberghi e persino delle ville attrezzate ma un vero surfista non ci andrebbe mai. Ftelia (Gr. Φτελιά) è anche ben conosciuta per i ritrovamenti archeologici che risalgono al neolitico , attibuiti alla tomba di Aiace, l’eroe dell’Iliade . Utili da proporre se avete un fidanzato che non fa surf, ma a Mykonos, consiglio da amico, non ci portate mai un fidanzato a cui tenete davvero a meno che non vogliate invece sbarazzarvene.

Un altro spot più organizzato è Kalafati, con annesso villaggio e scuola di surf North/Fanatic. Vento sideoffshore-sideshore e mare piatto.

Korfos Bay
Dista 2 minuti d’auto dalla Khora, sud-ovest dell’isola; è lo spot dei locals . Funziona sempre sia con il Meltemi (N) che con il NW (frequente).E’ ideale quando il vento latita a Ftelia, ed in ogni caso ha sempre qualche nodo in più di Ftelia. E’ una baia alla fine del porto di Mykonos, dove il vento si incanala. La spiaggia è completamente on-shore; la partenza è un porticciolo a 100 mt, risalendo il lato a sx della baia o meglio la chiesetta (500 mt verso il lato sx della baia). Il vento arriva al traverso da sx. Mare con superchop ma anche gustose rampe, sotto a est, per via delle rocce a picco.

Elià beach

La spiaggia gay per eccellenza ormai da diversi anni è Elià. La si può raggiungere oltre che in auto/moto e barca anche con un autobus diretto dal centro cittadino. E’ la più lontana, ma anche la più tranquilla e la più glamour. Due ristoranti sulla spiaggia e servizio personalizzato direttamente all’ombrellone. Sotto gli ombrelloni di legno nella quiete più discreta si può trovare realmente chiunque, americanoni vitaminizzati, attori, modelle, sarti di grido, gente qualunque, tutti uniti dalla voglia e dal piacere di esserci.

Paradise Beach

Paradise Beach

Paradise beach, scenograficamente parlando, (soprattutto se ci arrivate via terra attraverso una discesa a mare ripidissima) è secondo me la più bella spiaggia di Mykonos.

Super Paradise

E’, purtroppo caduta in mano al turismo stile Riccione con campeggio, musica assordante, rave parties sulla spiaggia a qualunque ora e turiste tedesche e svedesi in preda alla caipirinha già di prima mattina. Idem per Superparadise, parzialmente gay ma schiacciata da una specie di balera rumorosa da una parte ed un concept bar sulla destra.

Trascorsa la vostra giornata in spiaggia, uno dei momenti più belli è sicuramente il ritorno serale a Mykonos. Che lo trascorriate prendendo un drink all’Elysium, il lussuoso albergo esclusivamente gay e subito diventato un simbolo del turismo elitario dell’isola, o più romanticamente al Venezia, o davanti ad un piatto di

Sunset all'Elysium hotel

gyros di montone, il ritorno in paese è uno dei momenti più belli della giornata. La luce è soffusa, la musica languida ed il momento è il migliore per gli incontri.

Giusto il tempo di riposarsi un po ed è ora di uscire a cena. In autobus, in barca o in spiaggia avrete già conosciuto qualcuno con cui cenare, perchè Mykonos è così. Lo snobismo e la difficoltà che si trova a socializzare nelle nostre città, qui scompare come per magia.

I ristoranti a disposizione sono tantissimi. Da cucina francese di grido come da Katrina, un ristorante iperchic frequentato abitualmente da Valentino che qui è di casa, ad una miriade di ristoranti etnici, italiani e greci. Il pesce è buono quasi ovunque se si tralasciano i locali più a vocazione turistica del porto.

Souvlaki bar

Souvlaki bar

Se non siete ancora stanchi la vita notturna di Mykonos è concentrata da sempre in tre -quattro locali. La zona gay del Pierros, dove per lo più si fa capannello bevendo qualcosa, lo Skandinavian Bar e dintorni coi piacioni italiani a caccia di svedesi ed i locali del porto. Se vi aspettate locali tipo Ibiza è meglio che cambiate isola. Mykonos si vive all’aperto in ogni momento del giorno e della notte, in ogni vicoletto del centro, alla cattedrale di notte in cerca di amore o in spiaggia e persino davanti all’ingresso di casa vostra.

Ogni occasione è buona per godersi l’isola ed i suoi abitanti e non ci si chiude nei locali. Qualcuno potrebbe rimanerne deluso. O innamorarsene perdutamente.

I periodi migliori per visitare l’isola sono da Maggio a metà Luglio e di nuovo a Settembre. Se potete, evitate Agosto. Tutto è affollato, caro, rumoroso e malfrequentato. Ma se non potete proprio andarci in altri periodi, persino allora Mykonos non potrà non conquistarvi, come ha fatto inesorabilmente con me, ormai quasi trent’anni fa. Se non amate la folla, dall’altra parte dell’isola ci sarà sempre una spiaggia dove ci sarete sarete solo voi e qualche gabbiano. Non avete scuse.

Mikonos webcam interattiva sul porto 24h/24h

Pezi Huber Surf Station Webcam Kalafati Beach

Wave session a Ftelia beach. Video amatoriale

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