Roma: le chiese della controriforma

Controriforma è il concetto con il quale  si identifica il periodo storico dalla fine del Concilio di Trento (terminato nel 1563) fino al Seicento.

Fu una sorta di reazione della Chiesa cattolica nei confronti della Riforma luterana e della sua nuova riorganizzazione interna e attivismo dopo la crisi protestante.

Le sedi dei nuovi ordini religiosi controriformistici, e cioè Filippini, Gesuiti e Teatini, diventarono austeri centri religiosi con annessi vasti complessi che occupavano interi quartieri nella città: luoghi di preghiera,ma anche di studio, cultura, e di formazione di una nuova generazione di religiosi.

Tra la seconda metà del Cinquecento e il Seicento si completano a Roma quattro grandi chiese,  simboli monumentali della Chiesa della Controriforma.

  • S. Maria in Vallicella (la Chiesa Nuova)
  • Il Gesù
  • S. Ignazio di Loyola
  • S. Andrea della Valle


Considerate le testimonianze più sfarzose del barocco,  queste chiese furono inizialmente edificate per volere esplicito di S. Filippo Neri e S. Ignazio di Loyola, secondo uno stile sigido e austero, senza alcun tipo di sfarzo .

In un secondo tempo e fino all’Ottocento, continuarono ad essere decorate con gran profusione di opere d’arte, stucchi e marmi  fino a renderle come ci appaiono adesso.

S. MARIA IN VALLICELLA ( La Chiesa Nuova)

Santa Maria in Vallicella
Santa Maria in Vallicella

Ricordata sin dal XII secolo come chiesa dedicata alla natività della Madonna, nel Quattrocento e nel Cinquecento venne spesso denominata Santa Maria in Puteo Albo per la presenza, di fronte all’edificio ecclesiale, di un antico puteale in marmo bianco.Papa Gregorio XIII riconobbe la Congregazione dell’Oratorio, affidò a S. Filippo Neri l’antica chiesa di Santa Maria in Vallicella ridotta allora quasi in rovina.

“Pippo buono”, così veniva familiarmente e affettuosamente chiamato il santo dai suoi poveri assistiti, subito decise di ricostruire la sua nuova chiesa nello stesso luogo dell’antica, mantenendone la dedicazione, in quella depressione del terreno che veniva chiamata vallicella.

L’architetto scelto in un primo tempo fu Matteo da Castello, il cui progetto radicale prevedeva non la restaurazione ma la totale demolizione della fatiscente chiesa e la completa ricostruzione dell’edificio, la “Chiesa Nuova” appunto, come da allora sarà chiamata.

La cupola, che Martino Longhi aveva realizzato priva di tamburo nel 1590, fu modificata da Pietro da Cortona nel 1650 con l’aggiunta di una lanterna e cupolino per una migliore illuminazione interna così come la navata, realizzata anch’essa da Pietro da Cortona. In seguito Peter Paul Rubens ricevette l’incarico di decorare l’abside di Santa Maria in Vallicella.

Dalla Sala rossa si accede alla cappella interna di San Filippo dove sull’altare,  è posta la famosa tela del Guercino con San Filippo Neri e l’angelo.

Guido Reni
Guido Reni: San Filippo Neri

Salendo la scala “a lumaca” ideata da Borromini si giunge alla Cappellina Privata del Santo, ricostruita per opera definitiva di Borromini nel 1639, dove si trova una  piccola pinacoteca: l’affresco di Pietro da Cortona con l’Estasi di San Filippo (1636); sull’altare un altro capolavoro, il celeberrimo quadro di Guido Reni con San Filippo e la Madonna (1614),manifesto e iconografia classica della fama del santo; San Lorenzo di Cecco del Caravaggio; San Giacomo Maggiore di Girolamo Muziano; il Battesimo di Cristo attribuito ad Andrea Pozzo; un piccolo rame di Pietro da Cortona con la Madonna col Bambino e Santa Martina; il Miracolo del cardinale Orsini,  di Pier Leone Ghezzi.

Le Stanze di San Filippo Neri sono aperte ogni 26 maggio, anniversario della morte del santo.

Per approfondimenti:

S. Maria in Vallicella ( La Chiesa Nuova)

Il Gesù

S. Ignazio di Loyola

S. Andrea della Valle


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