Coppie di fatto: autotutela e corso di sopravvivenza

Il problema legale che le legislazioni dei paesi moderni di tutto il mondo si trovano sempre più spesso ad affrontare, è quello di riconoscere le convivenze more uxorio, ovvero le unioni civili al di fuori del matrimonio, senza ostacolarle e senza discriminare la posizione dei cohabitants (come sono chiamati nel mondo anglosassone) rispetto agli sposati, al fine per esempio di dissuaderli dal contrarre questo tipo di unione.

Al di là delle leggi vigenti, all’interno della coppia è possibile in ogni caso raggiungere qualunque tipo di accordo: la difficoltà comincia quando si tratta di far valere il contenuto del contratto in giudizio, sia quando nella coppia si arriva ai ferri corti (ovvero in caso di controversia o di fine del rapporto), che quando uno dei due partner venga a mancare.

In Inghilterra dove questa materia è già legge, nella soluzione delle questioni riguardanti la coppia, le Corti fanno riferimento allo schema del contratto commerciale di scambio, utilizzando in particolare gli strumenti del “constructive trust” e del “proprietary estoppel“.

Senza entrare nel dettaglio, questo tipo di tutela è limitata agli aspetti patrimoniali del rapporto.

Per gli accordi di altro genere, le Corti non hanno strumenti da applicare in via diretta, quindi il problema della mancanza di tutela delle coppie conviventi rimane.

Se non si può far valere in giudizio il contenuto dell’accordo raggiunto dai due conviventi, si è di nuovo sprovvisti di garanzie, non solo a causa del legislatore, ma anche della giurisprudenza.

L’autotutela è una strada apparentemente buona ed in paesi come il nostro addirittura l’unica.

Gli accordi che  nel Regno Unito i conviventi nelle unioni di fatto possono stabilire in mancanza di tutela legale prestabilita, sono molteplici e hanno per oggetto

  1. la separazione dei beni,
  2. le modalità per il mantenimento del partner economicamente più debole
  3. l’assegnazione della casa familiare in vista di una eventuale separazione
  4. accordi sulla successione per evitare che il partner supersite sia privato dell’eredità, in caso di morte di uno dei due coniugi in assenza di testamento (in tal caso si utilizza di solito lo strumento del testamento reciproco o congiuntivo);
  5. figli, con grosse limitazioni imposte dalla legge a tutela dei minori e limitandosi, a causa di ciò, a risolvere con un patto il problema della parental responsability. Se un bambino nasce da genitori sposati, infatti, la legge attribuisce a entrambi in via automatica la responsabilità del figlio. Nel caso invece, in cui il minore nasca da un’unione di fatto, la legge attribuisce la responsabilità alla sola madre. Per coinvolgere il padre è necessario il consenso della madre e la volontà del padre di occuparsi del figlio; e tutto questo deve risultare da un atto formale.

E in Italia?

Per la coppie non sposate, in caso di separazione, il migliore sistema  è la scrittura privata senza bisogno di atto pubblico notarile. Si può ad esempio stabilire che, in caso di separazione:

  1. Giorgio corrisponderà a Francesco i beni stabiliti;
  2. Giorgio resti nella casa di proprietà di Francesco per un periodo limitato di tempo oppure per sempre, fermo restando la presenza o meno di prole affidata ad uno dei due, che è motivo di preferenza per diritto.

Veri e propri contratti che, purchè non contengano principi contrari all’ordinamento pubblico, per esempio accordi la cui causa sia illecita, sono validi e vincolanti anche quando la convivenza cessa, non potendo essere revocati.

La scrittura privata aiuta anche in caso di questioni di salute: Caio, compagno di Tizio, si ammala gravemente, Tizio, anche se in conflitto col coniuge separato di Caio, può chiedere al giudice tutelare di nominare un amministratore di sostegno.

Lo consente la legge n. 6 del 2004:

può beneficiare della sua assistenza chi, per infermità o menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. Sono legittimati a chiedere la nomina dell’amministratore anche i responsabili dei servizi sanitari o sociali che si occupano di un malato. Il giudice tutelare deve sentire vari soggetti, coniuge, figli e genitori tra cui il convivente.

In caso di immediatezza ed urgenza, quando una decisione grave ed importante può essere decisiva per la salute di uno dei coniugi (un intervento chirurgico non rimandabile), la nomina dell’amministratore può essere fatta anche in un solo giorno.

La casa comune, in caso di separazione o di morte di uno dei due conviventi a chi va?

L’effettivo proprietario, mantenendo la nuda proprietà, può concedere al convivente l’usufrutto di questa vita natural durante o viceversa.

L’importante è non intaccare la quota ereditaria di riserva in quanto questa viene calcolata al netto anche delle donazioni fatte dal de cuius. Ciò significa che se Giorgio, alla sua morte dona a Francesco la nuda proprietà della casa in cui  convivevano, il valore della casa deve essere conteggiato nell’ammontare del patrimonio su cui calcolare la quota riservata dalla legge agli eredi necessari. Se il passaggio da Giorgio a Francesco è giustificato, per esempio, con una simulazione di vendita, dove si dimostri che non si sia pagato il prezzo, gli eredi hanno la possibilità di smascherare la donazione che rientra nel computo della riserva.

Nella successione ereditaria con testamento, nel caso che Francesco voglia lasciare la quota di patrimonio in sua disponibilità, cioè quella parte di eredità che non intacca la quota legittima riservata agli eredi, il suo ammontare dipende dal numero di quanti hanno diritto alla quota di riserva.

Un testamento è necessario anche per lasciare una rendita vitalizia al convivente sempre nei limiti della quota disponibile. L’inconveniente è che il testamento è revocabile perché in Italia è vietato il patto successorio, è vietata cioè la promessa di testamento.

Per ovviare al patto successorio, il sistema migliore è ricorrere ad una assicurazione in cui la tutela è certa solo se si versa il premio in un’unica soluzione perché nel caso della rateizzazione del premio, il titolare può, in ogni momento, smettere di pagarlo facendo venir meno la tutela.

Questo sistema permette alla parte più debole di proteggersi in caso di morte del convivente e recuperare almeno una parte dei sacrifici e degli anni spesi a vantaggio del rapporto.

Il discorso è diverso in caso di affidamento dei figli. Sarà il Tribunale per i minori  a dirimere le controversie, mentre le questioni di carattere economico, sono di competenza del giudice ordinario.


L’adozione in Italia non è ammessa per le coppie omosessuali conviventi. La legge concede questo privilegio alle coppie sposate. Per quelle omosessuali si prevede che Maria e Teresa (due donne) sono una coppia di fatto convivente e Maria ha un figlio, Fulvio. Alla morte di Maria e dell’uomo con il quale concepì il bambino, la convivente di Maria, Teresa, può chiedere di adottare Fulvio dimostrando di avere col bambino un rapporto stabile e duraturo.

Nel casi di figli maggiorenni, il figlio può essere adottato da chiunque sia privo di discendenti legittimi né legittimati, che abbia almeno 35 anni di età con una differenza di almeno18 anni, previo consenso dei genitori dell’adottando.

Stesso discorso per coppie di omosessuali uomini.

Il figlio di un gay, per essere adottato dal compagno di questi, deve ottenere il consenso della madre.

Non c’è alcun rapporto tra adottante e famiglia dell’adottato ma l’adottato è erede dell’adottante; l’adottato assume il cognome dell’adottante e l’antepone al proprio; l’adottante ha l’obbligo di mantenere, istruire, educare l’adottato se minore.

Nel caso in cui Tizio e Caio abbiano abitato in una casa presa in affitto, se uno dei due viene a mancare, la Corte Costituzionale ha stabilito che il convivente superstite ha diritto a subentrare nella locazione. Se il proprietario forza il rilascio della casa, ricorrendo al Giudice, allora, sul locatario incomberà l’onere di dimostrare al Tribunale che egli era convivente more uxorio facendo ricorso ad ogni tipo di prova, soprattutto quella testimoniale. In caso di coppie conviventi omosessuali, per l’esempio appena esposto, ancora non esiste una giurisprudenza, ma il principio sembra poter essere applicato per analogia alle coppie eterosessuali.

Nel caso di una coppia di donne gay che ha un bambino partorito da Maria e questa voglia escludere il padre legittimo e crescere il bambino con la sua compagna Teresa, la legge dice che il primo genitore che ha effettuato il riconoscimento, ha diritto di opporsi al riconoscimento effettuato dall’altro ma è il Giudice a tutelare l’interesse del bambino che può consentire il riconoscimento dopo aver accertato il rapporto di paternità ricorrendo anche all’esame del DNA.

Nel caso di coppia gay maschile, dove Tizio riconosca un bambino partorito da una donna che non lo vuole, acquisisce diritti ed obblighi che derivano dalla filiazione. Se Tizio, al momento del riconoscimento non è effettivamente il padre del bambino ma ha simulato di essere il padre mentendo, deve sapere che commette un reato. Questo comportamento spesso cela addirittura la compravendita di neonati. In questa ipotesi, anche in un secondo momento e molto tempo dopo, la madre del bambino, ravvedutasi, può sempre riconoscere il bambino. Il Tribunale sarà a decidere, in caso di separazione della coppia di fatto a chi sarà affidato il bambino.

Se la coppia è omosessuale, il convivente del genitore non può accampare pretese di mantenere il bambino.

Per approfondimenti:

Equality for Same-Sex Couples: The Legal Recognition of Gay Partnerships in Europe and the United States

Gay and Lesbian Equality Network

Homosexuality and Family Relationships (Marriage & Family Review Series) (Marriage & Family Review Series)

Sexual Orientation and Legal Rights (Civil Rights Library)

Identity and the Case for Gay Rights: Race, Gender, Religion as Analogies

Politicamente corretto

2 thoughts on “Coppie di fatto: autotutela e corso di sopravvivenza

  1. Vivevo con il mio compagno senza essere sposati ed abbiamo una bambina da lui riconosciuta;ora sono incinta di quattro mesi ed il mio compagno è morto venti giorni fa. L’altra bambina che nascerà potrà portare il cognome di suo padre anche se lui non c’è più?
    Grazie

  2. Cara Barbara, io non sono un avvocato e posso solo esprimerti tutta la mia partecipazione per questa perdita, ma credo che a meno di disposizioni scritte da parte di tuo marito il riconoscimento di paternità sia a questo punto un onere che dovrai assumerti personalmente e probabilmente passerà attraverserà dei semplici esami biologici (tipo l’esame del DNA) che stabiliranno senza problemi, davanti ad un giudice del Tribunale dei minori, la paternità di tua figlia, consentendole così di portare il nome del padre. Ti servirà sicuramente un’assistenza legale. Un abbraccio forte, Daniele.

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