Il Pino nazionale

I vecchi pini di Campi. Olio su tella
M. Cabras: I vecchi pini di Campi.

Il Pino di cui voglio parlare non è il famoso cantante napoletano ma il nome comune di un genere, Pinaceae, che conta almeno 120 specie e diverse migliaia di varietà in tutto il mondo.

E’ un albero affascinante, spesso adattato a crescere in situazioni estreme e per questo motivo uno dei più vecchi nella scala evolutiva, nonchè uno dei miei alberi preferiti.

Le specie autoctone italiane sono per lo più eliofile, ovvero hanno necessità di una quantità importante di sole per la loro crescita, tranne un paio di specie un pò più tolleranti di condizioni di mezz’ombra e cioè  il Pinus cembra e il Pinus strobus, che però è un’introduzione relativamente recente, insieme al Pinus nigra usato soprattutto nei rimboschimenti montani di Alpi ed Appennino centrale.

Per ingrandire le foto fate click col tasto sinistro del mouse sulla foto.
Raccolta dei pinoli. Cifrario medioevale
Raccolta dei pinoli. Cifrario medioevale

In Italia sono presenti il pino silvestre (Pinus sylvestris), il cirmolo (Pinus cembra)e il pino mugo (Pinus Mugus) nelle zone alpine.

Il pino domestico (Pinus Pinea), originario delle coste mediterranee, si trova in quasi tutta Europa, dalla Spagna all’isola di Cipro e sulla costa meridionale del Mar Nero;con il pino d’Aleppo ed il pino marittimo è tipico nella nostra zona mediterranea .

Altre microentità sono presenti a macchia di leopardo, come  il pino di Lammari nella periferia lucchese ed il pino calabro (Pinus brutia ) che è un pino nativo della regione mediterranea orientale.

Infiorescenze di pino
Infiorescenze di pino
Pinus Brutia
Pinus Brutia

Il pino calabro è molto simile al pino di Aleppo (Pinus halepensis), al pino delle Canarie (Pinus canariensis) e al pino marittimo (Pinus pinaster) di cui condivide molte caratteristiche . Potrebbe essere una sottospecie del pino d’Aleppo, ma nella nomenclatura botanica di solito viene considerato una specie a se.

E’ una specie discretamente  variabile e ne sono state identificate varie sottospecie e varietà:

  • Pinus brutia subsp. brutia var. brutia (forma tipica, comune in gran parte dell’areale)
  • Pinus brutia subsp. brutia var. pityusa (Georgia e le adiacenti coste della Russia sul Mar Nero, poco distinto dalla forma tipica)
  • Pinus brutia subsp. brutia var. stankewiczii (Crimea: poco distinta dalla forma tipica) Pinus brutia subsp. brutia var. pendulifolia (Turchia meridionale costiera; aghi di 20-29 cm, penduli)
  • Pinus brutia subsp. eldarica (pino di Eldar; Azerbaijan; aghi di 8-14 cm, strobili di 5-9 cm).
Pigne di Pinus brutia

Il pino di Eldar (Afghan pine, Pinus eldarica) è trattato da alcuni autori come una specie a sé stante ; è adattato a un clima più asciutto e con piogge estive mentre invece la sottospecie brutia è adattata a climi con piogge prevalentemente invernali.

Il Pino loricato, così chiamato per l’aspetto della sua corteccia squamata (lorica = corazza),  presente quasi esclusivamente nel Parco nazionale del Pollino, merita un discorso a se.

Un albero dal fiero portamento e dalle mille forme tronchi contorti che sembrano impegnati in una danza, tronchi dritti e potenti che sembrano guardiani e custodi dei tesori del parco, alberi con un’anima, mai uno uguale all’altro!

APPROFONDIMENTO

Pini loricati del Pollino
Pini loricati del Pollino

La specie in senso Pinus heldreichii var. leucodermis è una specie relitta delle foreste oromediterranee del Terziario con appendice disgiunta e differenziata nelle montagne della Basilicata e della Calabria dove vive in un ampio margine altitudinale, dal contatto con vegetazione tipicamente mediterranea, 500 m di quota, fino al limite superiore della vegetazione a circa 2100 m di quota, in posizione rupestre e in conoidi detritici (Avolio 1984, Petillo 1990, Hofmann 1991).
In Italia la specie è presente in quattro distinti gruppi naturali di vegetazione: due a distribuzione appenninica (Monte Alpi; Spina-Zàccana);due a dislocazione costiera (Palanuda, Pellegrino, Montea).

Il primo gruppo segna il limite settentrionale (Monte Alpi di Castelsaraceno) dell’area della specie in Italia; quello della Montea costituisce il confine meridionale (Monte Cannitello) e occidentale (Monte La Caccia); quel del Pollino il limite orientale (Timpa di San Lorenzo).
Complessivamente l’area di distribuzione ha una superficie di 5678 ettari; ricadenti per il 50% nel Massiccio del Pollino per il 38% nei due settori costieri e per il 12% nel gruppo montuoso lucano.

(tratto da CD ROM “foreste di Calabria” edito dall’Assessorato Foreste e Forestazione della regione Calabria).
corteccia di Pino loricato. Serra di Crispo
Corteccia di Pino loricato. Serra di Crispo

Le popolazioni più vecchie vivono nella parte sommitale dei versanti carbonatici al di sopra del faggio nel Parco Nazionale del Pollino e perciò protetto dal 1993.
Si tratta di piante, abbastanza isolate o a gruppi radi, di dimensioni imponenti con diametri del tronco che superano il metro ed età prossima ai 1000 anni.
Solo questa specie arborea esiste e resiste a quelle condizioni estreme e condiziona il suo habitus dandogli quella caratteristica chioma tabulare e il fusto mostra spesso danni da fulmini.
Il periodo vegetativo si svolge dalla fine di maggio a fine settembre, ma ha un periodo di riposo estivo dovuto alle condizioni termiche che limitano la fotosintesi.

Dagli ultimi studi pare che la piovosità nel periodo vegetativo non sia un fattore limitante, anzi l’eccesso di umidità e piovosità può impedire la fotosintesi ma è la temperatura troppo bassa il maggiore fattore limitante

(Guerrieri MR, Todaro L., Carraro V., De Stefano S., Lapolla A., Saracino A., 2007).

Nella zona del Pollino a quota 2000 m la temperatura media annua è di 4°C con una piovosità media di oltre 1500 mm annui e la copertura nevosa va da novembre a maggio.

La strada per i loricati:

Parco nazionale del Pollino
Parco nazionale del Pollino
Dal fondo Valle Sinnica si accede alla Val Sarmento, si sale a Terranova del Pollino e si prosegue fino alla località casa del conte nel cuore del parco nazionale del pollino. Dalla località Casa del Conte si diramano una serie di stradine, alcune asfaltate ed altre ancora carrarecce. E’ possibile accedere alla formazione di Timpa delle Murge costituita da lave oceaniche a pillow lavas e pillows breccias. Sempre da casa del conte si può risalire attraverso immense distese di faggi e abeti sino alle pendici dei calcari del pollino attraverso la Grande Porta del Pollino, dove è possibile ammirare il bimillenario Pino Loricato, simbolo del parco nazionale del Pollino e le forme glaciali residue del Wurm. Suggestive e spettacolari sono la gola Garavina, fenomeno di sovrimposizione nei calcari, e timpa La Falconara dove è possibile ammirare forme tettoniche espressione della tettonica a thrust che ha interessato l’area.

Pini e bonsai:

Natural bonsai
Pinus sylvestris. Natural bonsai

Pinus is the Latin name, and Matsu is the Japanese name for one of the most beloved species for bonsai, the Pine tree.

Pines are undoable powerful, and aesthetic a very valuable tree. At the same time the Pine is also one of the most difficult specimens to succeed as a bonsai.Even though the Pine, Matsu, is dry tolerant and copes with both heavy freezing temperatures and hot summers, it is still not one of the easiest bonsais to keep.

Pinus sylvestris bonsai
Pinus sylvestris bonsai

Pines seems to be developed to deal with the local environment they have settled in, and are therefore not easy to move to another region without being very careful.

Pines demand a lot of knowledge about techniques to be used. Furthermore the biological needs of the Pine tree must be understood in order to fully deal with this specimen, and getting the reward of this wonderful tree. Good luck with your Pine.

(Morten Albeck)

Tutti i pini costituiscono materiale incredibile per la trasformazione in bonsai. Ecco una piccola selezione di bonsai d’autore

Pinus Mugo (W. Pall)
Pinus Nigra
Pinus sylvestris (W.Pall)

PINE BONSAI GROWING TIPS: While there are many different species of trees that make excellent bonsai, one of the favorites for many is the Pine tree. For this particular tree to succeed in growing, it does require certain attention. First, the bonsai pine tree needs full sun. What happens is that if the tree is not getting adequate light, the needles will start to extend. Instead, you want the needles to remain short, which is where sunlight helps. Another concern specific to the bonsai pine tree is that they are actually very tolerant of temperatures. In fact, this tree can handle cold down to 68 degrees although they will also do quite will up to 86 degrees. Therefore, if the tree is growing outdoors and not covered with snow, just make sure that the tree is not in a place to receive too much wind or it will dry out.

The bonsai pine tree also needs to be watered just right. With this species of tree, you never want it to become too wet. Instead, allow the pines to dry out slightly in between watering times. When the needles on the tree are beginning to develop, you will do best by keeping it a little more on the dry side, again to help the tree develop shorter needles. Now, if you are growing the Japanese Black Pine, a beautiful species, this tree is highly sensitive to wet soil, developing root rot easily. Therefore, always make sure the soil is well drained so the tree is never sitting in overly moist soil.

For fertilizers when it comes to the bonsai pine tree, during the spring you want to use a mix of 0-10-10. Although you could go with an inorganic product, we highly recommend you stick with organic. As the buds on the tree start to swell, you want to stop using any fertilizer at all immediately. In addition, do not feed the tree fertilizer until you see the new needles are fully developed and hardened. At this time, the needles will be a dark green color and have a hard texture. By going through this non-fertilizing time, the needles will remain short. Keep in mind that if the tree needs some extended growth period, you can bypass this step. Then as the needles develop, begin fertilizing again until fall to help strengthen the roots for winter.

The bonsai pine tree must again be well drained. The best option is to use a coarse soil that is designed with grit in it along with Pine bark. These two additions will help the formation of Mykhorriza, a fungus needed to give the bonsai pine tree water and nutrients. In return, the Pine tree produces a hormone that the fungi need. For most climates, an excellent soil would consist of 25% sphagnum, 25% Pine bark, and 50% grit. If you happen to live in warmer areas where humidity levels are high, then you might consider Akadama, which is hard-burned clay.

As the bonsai pine tree grows and develops, its root system will become stronger and to a point where the tree must be repotted. Just remember that Pine trees not only prefer but also need a deep pot. When you repot a bonsai Pine tree, you want to wait two to four years in between although younger trees will handle being repotted every two years. In addition, the roots in the first year of repotting will develop very, slowly. During the second year, the roots will pick up speed and by the third year, they are extremely strong. With proper care and a little extra TLC, you cannot go wrong with a bonsai Pine tree.

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