Roma Gay Village 2009

gay Village

Se c’è ancora qualcuno che pensa che l’estabilishment GLBT (gay lesbo bisex transgendered) abbia a cuore gli interessi ideologici della vasta e gioiosa  comunità omosessuale italiana, il mio consiglio per farsi passare in fretta l’ illusione è farsi un giro al nuovo villaggio gaio romano sorto all’ombra del colosseo quadrato.

Tra frizzi e lazzi,  l’amministrazione comunale romana di destra, ormai diventata la cosa più a sinistra della sinistra stessa, ha concesso senza troppi problemi  la sede che pare abbia più o meno accontentato tutti.

La paventata onda della persecuzione di destra sul povero omosessuale inconsapevole, è stata cavalcata con tale perizia mediatica che Imma (Battaglia) ha persino evitato i soldi per la pubblicità dell’evento. E così anche per quest’anno la settimana scorsa è ripartito il carrozzone che si conferma come la più vasta operazione commerciale fatta coi soldi della comunità GLBT romana.

Il Village per il 2008 ha avuto un budget record da 1,6 milioni di euro ed una raccolta sponsor per circa duecentolmila euro ed Imma ancora una volta ha messo d’accordo Amministrazione, Municipio, Ente EUR e comunità GLBT guadagnandoci pure. Chiamatela scema.

Arrivato sul posto ho fatto fatica a capire quale fosse l’ingresso. Il GV2009 quest’anno è stato ubicato in un’area fitta di eventi con almeno tre baraccopoli stile luna park, a stretto contatto l’una con l’altra. Una volta bastava seguire la movida di magliettine attillate nere e teste rasate per farsi portare a destinazione, ma oramai la contaminazione culturale gay ha così travalicato gli angusti confini della comunità GLBT che il sopracciglio scolpito, il tatuaggio esposto e le magliette di almeno due taglie più strette, sono ormai divenute patrimonio dell’Unesco e di chiunque aneli a sentirsi almeno un po “alla moda”.

https://i1.wp.com/photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs134.snc1/5731_100149698613_89222728613_1908524_446192_n.jpgMa con qualche domanda ed un’occhiata ai capannelli delle lesbiche, che pare siano le ultime a mantenere una certa omologazione nel tempo,  riesco a raggiungere  la fila modello serpentone ed arrivo finalmente alla Festa dell’Unità, pardon al Gay Village.

Quindici euro al botteghino dopo un’ora circa di fila e appena entrato vengo rapito da un trenino umano multicolore di  pennuti muscolosi “vestiti”?! da trans brasiliane vestite da pappagalli  amazzonici. L’animazione.

Due piste, una house e l’altra commerciale, costrette in un’area troppo piccola perchè i suoni non si sovrappongano a vicenda, baraccone centrale dei dolcetti e del torrone, macchina esposta stile autosalone e dulcis in fundo uno stand per la prima crociera gay italiana. Negozi negozietti, distributore di sigarette ed almeno una decina di bar.

https://i0.wp.com/photos-a.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs154.snc1/5731_100149678613_89222728613_1908520_1416013_n.jpgMusica scadente, dee jay antiquato, odore di cannabis ovunque, ma davvero tanta gente.

Brandelli di conversazione e profumi improbabili mi rimbalzano addosso. L’argomento principale ed il tema dominante della serata rimane ovviamente la droga, che a dispetto della numerosa sorveglianza dilaga ovunque,  ma prende piede anche una sorta di caccia al braccialetto che fa entrare nella cosiddetta zona VIP, una specie di trespolo a bordo pista dove i più ammanicati si godono lo show dall’alto. Ci vuole classe per stare qui diceva uno, probabilmente intendendo che lo stile è potenza isolatrice. Ma la sensazione, guardando il recinto privè dal basso, era la stessa che ho provato guardando i gogoboys che, dopo un po di giravolte sui tacchi alti e i costumini argentati modello ipanema, assumevano pian piano delle espressioni sfatte e desolate.

https://i2.wp.com/photos-a.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs134.snc1/5731_99776563613_89222728613_1903536_2946619_n.jpgVeni Vidi Vici. Un’ora mi è stata sufficiente e la mia visita simbolica anche per quest’anno c’è stata. Il Gay Village è ormai diventato una consolidata realtà romana che dà lavoro a molte persone, ne diverte ancora di più e si propone come vero evento estivo romano. Che vi piaccia o no, se vi va di trascorrere una serata all’aperto in compagnia con musica ricchi premi e cotillon, (ma anche cinema, teatro e ristoranti) questo è il posto dove andare. Per quanto mi riguarda, l’unica cosa veramente interessante di questi posti, costante nel tempo ed incrollabile nei gusti, sono i bovini ragazzoni della security.

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