Bonsai: L’albero o l’artista?

kimura
M.Kimura

Riflettevo tra me e me dopo aver constatato che un mio intervento su uno dei tanti forum aveva scatenato un tale putiferio che dopo  quattro pagine di interventi e soli due giorni la discussione è stata bloccata.

La discussione verteva su di un fatto noto a molti e cioè che sempre più spesso sono i commercianti che nel mondo bonsaistico italiano reggono le fila del gioco,  “suggeriscono” un trend e qualcuno arriva ad insinuare che addirittura influenzano le decisioni dei giudici nelle varie mostre ed esposizioni. Non so se sia vero, ma il malcontento è tanto e la gente mormora, vox populi vox dei si dice.

Ma sin qui c’è poco di strano, i bonsaisti sono uomini, quasi tutti di sesso maschile per giunta, e quindi come tale inclini alla prevaricazione, la perfidia e l’inganno come in qualunque altro settore della vita.

Ma la cosa che ha dato più fastidio secondo me è l’aver contestato ad alta voce l’idea che uno possa comprare un albero più o meno famoso dal Giappone, mettere due fili, una sistematina e via e presentarlo ad una mostra nazionale in cui competono piante, prevalentemente autoctone sì, ma create di solito dall’artista che le presenta.

Si premia la pianta, si dice, e non l’artista, dimenticando però che in Giappone collezionisti ed artisti  (e mercanti aggiungo io) appartengono a categorie ben distinte e separate. Nessun collezionista giapponese può pensare nemmeno per un minuto di comprare una pianta che so di Kimura e spacciarla per propria creazione.  Il divario col Giappone nonostante quel che si dica è ancora enorme e comprare un esemplare di un grande maestro giapponese, per presentarlo ad una mostra italiana è come presentarsi ad una partitella di amici portando la seleçao brasiliana.

Si vince certo, ma si vince in modo così facile che sinceramente non se ne intravede il gusto. Molti possono permettersi di comprare una pianta di diverse migliaia di euro e le opere d’arte esistono anche perchè c’è qualcuno che paga per possederle, ma nessun vero artista comprerebbe un quadro di un collega per esporlo in una propria mostra, magari cambiandogli prima la cornice.Probabilmente la pianta famosa giapponese si compra per il ritorno di popolarità che deriva dall’investimento, quando non si ha la pazienza di aspettare che le proprie piante abbiano raggiunto negli anni una giusta preparazione oppure quando non si è in grado di crearne.

Quando anche in Italia i collezionisti saranno in numero tale da non mortificare con le loro piante importate la media nazionale dei bonsai presentati alle mostre, forse questo discorso non avrà più molto senso, ma ora come ora, secondo molti e secondo me, presentare ad una mostra italiana un capolavoro giapponese appena comprato, è una scorrettezza nei confronti di tanti appassionati  che preferiscono creare da zero, ma da soli, le loro opere d’arte.

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