Spagna 1 Italia 0

D’impeto, subito dopo il Noelander trophy, avevo scritto di getto questo articolo: 

Noelander Trophy, o la debacle italiana.

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Si spengono i riflettori sulla bella mostra belga e pian piano quello che era solo un sussurro da corridoio, si trasforma in una voce di popolo e quindi di Dio.

L’Italia è morta, viva la Spagna.

I veri trionfatori sono stati infatti gli spagnoli, con una bella Picea di Luis Baliño e un bellissimo fagus crenata di Luis Vallejo. Due piante giapponesi, presentate in perfetto stato di coltivazione e con un allestimento impeccabile. Ma c’era anche il bel pino silvestre creato da David Benavente, che ha ottenuto  con pieno merito un buon risultato.

In questa gioiosa sfida a più livelli tra noi ed i nostri cugini mediterranei, dopo il calcio ed il turismo perdiamo anche la sfida di nazione non orientale, all’avanguardia nel campo del bonsai?

La straordinaria escalation spagnola ormai da qualche tempo trionfa a livello internazionale in termini di qualità di piante, preparazione dei materiali e background artistico-culturale. Pochi gli italiani presenti attivamente al Noelander: il solito Mauro Stemberger, per nostra fortuna onnipresente, con due esemplari molto apprezzati; Enrico Savini dimostratore e Rocco Cicciarello con la sua bella bougainville, che ebbi modo di ammirare a Salerno, qualche anno fa.

Ma cos’ha la Spagna più di noi? Per anni abbiamo marcato il terreno e fornito a buona parte del mondo occidentale un modello esportabile di apprendimento e stilizzazione del bonsai. Abbiamo fatto i primi della classe in termini di qualità delle esposizioni ed incetta di premi. Poi però i nostri campioni hanno tirato i remi nella barca del successo acquisito e giudicato come inattaccabile il risultato e la posizione ottenuti.

Il  ricambio generazionale non c’è stato e dopo vent’anni e più, i personaggi sono sempre gli stessi ed i giovani non sono stati in grado di staccare veramente il cordone ombellicale e prendere la loro strada. Le eccezioni ovviamente ci sono ma sono appunto eccezioni.

Molti dei nostri apprendisti stregone  non hanno nemmeno mai assistito ad una mostra di livello nazionale e credono che basti internet per poter giudicare ed imitare una pianta. Poi c’è la annosa questione del Giappone. Alcuni dei nostri personaggi di spicco ritengono superfluo andarci e, a parte un solo storico caso, nessuno dei nostri ha fatto un vero training nel sol levante, limitandosi per lo più a brevi visite.  Sono ormai molti i casi di studenti che completano l’educazione in Giappone, tornano a casa e cominciano l’avventura con le proprie forze. Succede da anni in Spagna ma succede anche in Polonia e negli Stati Uniti,con i vari Ryan, Peter, Boon. Fateci caso, in pochissimo tempo hanno alzato vertiginosamente la qualità in campo bonsaistico intorno a loro, facendo da centro di aggregazione e diffondendo la vera cultura bonsaistica giapponese.

Le mostre di livello europeo non sono moltissime. Da quando non esiste più la Gingko award, il Noelander trophy, si sta guadagnando sempre più lo status di elemento discriminatore, il whoiswho del bonsai europeo ed in questi tempi di sovraesposizione mediatica, se non ci sei non esisti.

Lo tengano in conto tutti quelli che vivono facendo bonsai e non mi si venga a parlare di crisi, perché la Spagna, lo sappiamo tutti, ci batte anche in questo.

Forza azzurri allora, rimboccatevi le maniche e tanto per tirarvi un po’ su, guardate chi c’è dietro la stilizzazione della pianta vincitrice.

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E questo era l’articolo. Poi però parlandone con chi di bonsai ci capisce qualcosa più di me, abbiamo fatto un’analisi precisa, nome per nome, collezionista per collezionista, della situazione bonsaistica spagnola. E mi sono rincuorato. L’Italia alla peggio ne esce con un pareggio onorevole. L’errore, se così si può chiamare è stato quello di mancare all’evento e quei pochi che ci sono andati non avevano forse le piante adatte. Sarà la crisi, sarà la neve, sarà la pigrizia, ma chissà forse un pò di sano nazionalismo alla francese ed un pò più di fiducia nelle nostre risorse, non mi farebbe male. 

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