A chi lo do lo zingaro?

Diciamolo pure. Gli zingari sono sempre stati un problema. Il nome stesso, che ha sempre un’accezione negativa nella lingua italiana, viene dal greco Athìnganoi (intoccabili) e deriva dal nome di una setta eretica perseguitata o da una casta appunto degli intoccabili secondo un’altra voce; il termine in francese ha dato origine a tsigane ed in tedesco a zigeuner.

Ma la sola parola zingaro vuol dire poco. Forse più corretto sarebbe definirli nomadi, ma non tutti lo sono.

A Roma ne esistono 50 comunità: rom abruzzesi e napoletani, camminanti siciliani, sinti giostrai, rom kalderasha, rom slavi.E sono molto diverse tra loro.

Gli zingari slavi si dividono in due gruppi: Daxikané e Karakhané (quest’ultimi di religione musulmana). I SINTI sono quasi tutti cittadini italiani stanziali e non praticano il furto, gli altri invece sì e sono spesso apolidi quindi non ha senso parlare di reimpatrio.

I Daxikhané (Montenegro) sono mal visti sia dai SINTI che dai Karakhané (Bosnia).

Nella società contadina avevano un loro ruolo: allevavano e vendevano cavalli, aggiustavano le pentole, lavoravano i metalli, suonavano alle fiere, facevano i burattinai. I ROM, 30 anni fa, non finivano mai in carcere. Ora le esigenze della società sono aumentate e le loro possibilità sono diminuite. I SINTI vendono articoli di merceria porta a porta; i ROM karakhanè sono artigiani del rame e leggono la mano.E rubano, oh se rubano: il 15% dei maschi e l’80% delle femmine minorenni finiscono negli istituti italiani penitenziari per minori.

In Italia i gitani vivono sicuramente dal 1422. Sin dall’origine della loro emigrazione forzata del primo millennio d.C. seguita all’espansione islamica , dal centro dell’India i Rom e dal Rajastan, i Sinti, si diressero verso l’Europa.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c’era rimasto nessuno a protestare

(Bertolt Brecht)

Tra accuse di stregoneria, perseguite col rogo dalla Chiesa nei secoli, e stermini di massa del terzo Reich, che ne mandò nei crematori almeno mezzo milione , i gitani non hanno mai avuto vita facile .

Ma perchè?

Perchè è un popolo profondamente orgoglioso e strano a dirsi, razzista. Almeno quanto i gaggi (gadjo), come loro chiamano i non-gitani, cioè noi, che in fondo disprezzano (ma da cui dipendono), perchè, come canta una loro canzone: Il gaggiò lavora sempre, sperando di diventare qualcosa e sperando così, muore. Poi ha fatto le leggi. La libertà è bella: vai dove vuoi.

Se non si accetta il fatto che per un Rom derubare un gaggio è quasi un dovere, e non un reato, perchè è così stupido da farsi derubare, non si può accettare di avere alle porte di casa uno “zingaro”.

E questo purtroppo prima o poi ne segnerà la fine o l’integrazione che poi è la stessa cosa.

Eppure le loro leggi sono molto  severe, anche se sono pochi non gitani a conoscerle.

Le donne per esempio non si prostituiscono, pena l’allontanamento definitivo dal clan.Il nome ai bambini viene dato dagli anziani che sono molto rispettati, perché conservano la memoria delle tradizioni.

Non ci sono zingari infatti negli ospizi, e non abbandonano mai nemmeno i loro figli, figuriamoci venderli.

Tra i ROM le vedove non si risposano e le donne che portano un fazzoletto al capo sono musulmane.

Ho visto degli zingari felici cantava qualcuno, ma per loro la vita si è fatta davvero dura. Riusciranno anche questa volta a tirarsi fuori dai guai? Io dico di sì, in fondo sono migliaia di anni che ci riescono.

Davanti a noi

La terra era incinta

nessuno osava toccare il suo cuore

Nemmeno la rugiada

Né la formica … Davanti a noi

né urlo

né grido

né pianto

né sorriso

Davanti a noi

né tomba

né casa

Rayko Djurik (dal film Gadjo Dilo– Lo straniero pazzo di Tony Gatlif)

Se volete sentire anche l’altra campana: Non chiamarmi zingaro di Pino Petruzzelli Collana: Reverse

Reverse

(Bertolt Brecht)

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A chi lo do (senza accento) lo zingaro

Note di grammatica dell’Accademia della Crusca

USO DELL’ACCENTO

Quando ci vuole e quando no

Quando si parla, l’accento si fa sentire in tutte le parole, perché tutte lo hanno, tranne rarissime eccezioni. Quando si scrive, non sempre c’è bisogno di segnare l’accento, anzi: i casi in cui è obbligatorio indicarlo sono pochi. Noi, desiderosi di cavarvi da ogni impiccio, ve li indichiamo tutti. Nello scritto, l’accento va segnato:

  • nelle parole tronche (cioè accentate alla fine) con più di una sillaba: La servitù emigrò in Perù;
  • nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: dà, dì, è, là, lì, né, sé, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià. Ma attenzione: le prime nove parole diquesta lista hanno dei corrispettivi che vanno scritti senza accento. In particolare,
l’accento va messo su… l’accento non va messo su…
(verbo dare): Mi fastidio da (preposizione): Vengo da Bari
(il giorno): La sera del di festa di (preposizione): È amico di Marco
è (verbo essere): È stanca e (congiunzione): coltelli e forchette
(avverbio di luogo): vai la (articolo o pronome): La pizza, la mangi?
(avverbio di luogo): Rimani li (pronome): Non li vedo
(congiunzione negativa): carne pesce ne (avverbio o pronome): Me ne vado; te ne importa?
(pronome): Chi fa da fa per tre se (congiunzione): Se torni, avvisami
(affermazione): , mi piace si (pronome): Marzia non si sopporta
(la bevanda): Una tazza di te (pronome): Dico a te!

In tutte le altre parole di una sillaba l’accento non va segnato.

  • Nei casi di ambiguità, quando una parola si distingue da un’altra solo per la diversa posizione dell’accento, può essere utile indicarlo. Per esempio:

mi pare che àbitino qui         è un bell’abitìno

l’àncora della nave                non è ancóra tornato

  • Alcuni, quando il pronome è seguito da stesso e medesimo, tralasciano di indicare l’accento, perché in questo caso il se pronome non può confondersi con se congiunzione: se stesso, se medesimo. Noi, però, consigliamo di indicare l’accento anche in questo caso, e quindi di scrivere sé stesso, sé medesimo.
  • Per quanto riguarda la parola su, è meglio scriverla sempre senza accento: “Venite su!”
  • Scrivete do (prima persona del presente indicativo di dare) e soprattutto sto (prima persona del presente indicativo di stare) sempre senza accento: “Ti do ragione”, “Sto qui ad aspettarti”. Qualcuno mette l’accento sul verbo do, per distinguerlo dalla nota musicale: ma nessuno confonderebbe questi due do, così come nessuno confonde i due re!
  • La stessa indicazione vale per fa e sta (terze persone del presente indicativo di fare e stare) e per gli avverbi qui e qua, che non devono mai avere l’accento.

Acuto e grave

[…] stiamo parlando […] dei due diversi tipi di accento che possono caratterizzare le parole. L’accento di perché, per esempio, non è lo stesso di caffè: il primo, che va dal basso verso l’alto, si chiama acuto, mentre il secondo, che va dall’alto verso il basso, si chiama grave.

In genere, quando si scrive, non si fa attenzione al tipo di accento, e lo si segna come un trattino obliquo da appoggiare distrattamente sulla vocale finale. Ma nell’uso veramente corretto le cose non stanno così: con l’accento acuto (´) indichiamo la e chiusa di perché, con l’accento grave (`) indichiamo la e aperta di caffè. Se vogliamo che il nostro scritto sia impeccabile, dobbiamo rispettare queste differenze: soprattutto se no scriviamo a mano, ma usiamo una macchina per scrivere o il computer, distinguiamo fra la é e la è: sulla tastiera c’è un tasto apposta per questo!

Per aiutarvi, vi diamo l’elenco della parole più comuni che richiedono l’accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (quando è pronome: “Marco pensa solo a “), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc.

In tutti gli altri casi, l’accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su e su caffè. […]

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Lista di termini dall’accentazione “dubbia” con l’accentazione (più) corretta.

Abbàcino / abbacìno (voce del verbo abbacinare): pronuncia più sorvegliata abbacìno

Abbaìno / abbàino (sopraelevazione sul tetto di un fabbricato): abbaìno

Àbrogo / abrògo (voce del verbo abrogare): io àbrogo, ti àbroghi, egli àbroga, loro àbrogano

Acribìa / acrìbia (‘precisione miracolosa’): acribìa

Adùlo / àdulo (voce del verbo adulare): adùlo

Alcalìno / alcàlino (‘che ha qualità di alcali, relativo agli alcali’): alcalìno, ma il sostantivo maschile plurale àlcali, non alcàli

Alchìmia / alchimìa: accettabili entrambe le pronunce, alchimìa più frequente

Alopecìa / alopècia (‘caduta di capelli’): accettabili entrambe le pronunce; la prima si rifà al greco, la seconda al latino

Amàca / àmaca: la pronuncia corretta è amàca

Anamorfòsi / anamòrfosi: entrambe le pronunce sono corrette; la prima è più comune, quella con l’accento ritratto si rifà al greco.

Anòdino / anodìno (‘insignificante’): anòdino

Appendìce / appèndice: la pronuncia corretta è appendìce

Àrista / arìsta: la pronuncia corretta è àrista

Arrògo / àrrogo (voce del verbo arrogare): la pronuncia corretta è io arrògo, tu arròghi, egli arròga, loro arrògano

Arteriosclèrosi / arterioscleròsi: accettabili entrambe le pronunce; la prima segue il greco, la seconda il latino

Assólo / àssolo: la pronuncia corretta è assólo (da a solo)

Autòdromo / autodròmo: la pronuncia corretta è autòdromo

Balaùstra / balàustra (‘parapetto che chiude un balcone, una scalinata’): balaùstra

Baùle / bàule: la pronuncia corretta è baùle

Bocciòlo / bòcciolo: la pronuncia corretta è bocciòlo

Bolscevìco / bolscèvico: la pronuncia più corretta è bolscevìco

Cadùco / càduco: la pronuncia corretta è cadùco

Callìfugo / callifùgo: la pronuncia corretta è callìfugo

Cànide / canìde (‘della famiglia dei Cànidi‘): la pronuncia corretta è cànide

Carìsma / càrisma: la pronuncia più corretta è carìsma

Centèllino / centellìno: la pronuncia corretta è centellìno

Circùito / circuìto: circùito quando ci si riferisce al ‘percorso di una gara’ o a un ‘circuito elettrico’, circuìto come participio passato del verbo circuìre

Claustròfobo / claustrofòbo (come claustrofòbico ‘chi ha paura degli spazi chiusi’): la pronuncia corretta è claustròfobo

Codardìa / codàrdia: la pronuncia corretta è codardìa

Collànt / còllant (‘calzamaglia fine’): la pronuncia corretta è collànt

Còlossal / colòssal (‘film grandioso e spettacolare’): la pronuncia corretta è colòssal

Io cònstato / io constàto: entrambe le pronunce sono solitamente registrate dai dizionari, ma la prima a venire indicata – e quindi quella più corretta – è io constàto

Còrreo / corrèo (‘imputato di un reato insieme con altri’): la pronuncia più corretta – e meno usata – è còrreo

Cosmopolìta / cosmopòlita: la pronuncia corretta è cosmopolìta

Cucùlo / cùculo: la pronuncia corretta è cucùlo

Cùpido / cupìdo: se usato nel senso di aggettivo, ‘bramoso’, è cùpido, se ci si riferisce al dio dell’amore, Cupìdo

Dagherròtipo / dagherrotìpo (vecchio tipo di fotografia): la pronuncia corretta è dagherròtipo

Dàrsena / darsèna (parte del porto destinata alle riparazioni navali): la pronuncia corretta è dàrsena

Depliànt / dèpliant: la pronuncia corretta è depliàn (senza la ‘t’ finale, essendo una parola francese)

Diàtriba / diatrìba (‘discorso polemico’): pronuncia etimologicamente più corretta diàtriba, più comune diatrìba

Dissuadére / dissuàdere: la pronuncia corretta è dissuadére

Diurèsi / diùresi: da preferire la pronuncia diurèsi

Ecchìmosi / ecchimòsi: la pronuncia corretta è ecchìmosi

Èdema / edèma: accettabili entrambe le pronunce; la prima viene dal greco, la seconda dal latino

Edìle / èdile: la pronuncia corretta è edìle

Elèttrodo / elettròdo: la pronuncia corretta è elèttrodo

Elèvo / èlevo: preferibile la pronuncia all’italiana io elèvo, tu elèvi, egli elèva. La pronuncia io èlevo, tu èlevi, egli èleva si rifà invece al latino

Elzevìro / elzèviro (‘articolo di fondo della pagina letteraria di un giornale’): la pronuncia corretta è elzevìro

Enùresi / enurèsi: la pronuncia corretta è enurèsi

Epòdo / èpodo (nella metrica classica, verso minore che seguiva a uno maggiore formando con esso un periodo metrico): la pronuncia corretta è  epòdo

Errata còrrige / errata corrìge (‘lista di errori da correggere, posta in fondo ai libri’): la pronuncia corretta è errata còrrige

Esplèto / èspleto (voce del verbo espletare): la pronuncia più corretta è io esplèto, tu esplèti, egli esplèta

Èureka / eurèka (‘evviva’): la pronuncia corretta è èureka

Farìngeo / faringèo: la pronuncia corretta è faringèo

Flògosi / flogòsi (‘infiammazione’): accettabili entrambe le pronunce, la rpima derivante da greco, la seconda dal latino

Fortùito / fortuìto: la pronuncia più corretta e diffusa è fortùito

Gòmena / gomèna: la pronuncia corretta è gòmena

Gratuìto / gratùito: la pronuncia corretta è gratùito

Guaìna / guàina: la pronuncia corretta è guaìna

Ìlare / ilàre: la pronuncia corretta è ìlare

Ìmpari / impàri: la pronuncia corretta è ìmpari

Inàne / ìnane (‘inutile, inefficace’): la pronuncia corretta è inàne

Incàvo / ìncavo: la pronuncia corretta è incàvo

Infìdo / ìnfido: la pronuncia corretta è infìdo

Ìnternet / Internèt: la pronuncia corretta è Ìnternet

Io intèrseco / io intersèco: la pronuncia giusta è io intèrseco, tu intèrsechi, egli intèrseca… essi intèrsecano

Io ìntimo / io intìmo (voce del verbo intimare): si può dire sia io intìmo, all’italiana, o io ìntimo, alla latina

Islàm / Ìslam: la pronuncia corretta è Islàm

Isòtopi / isotòpi: la pronuncia corretta è isòtopi

Leccòrnia / leccornìa: la pronuncia corretta è leccornìa

Lemnìscata / lemniscàta (‘curva piana a forma di otto’): la pronuncia corretta è lemniscàta

Libìdo / lìbido: la pronuncia corretta è libìdo

Lùbrico / lubrìco (‘disonesto’, ‘lascivo’): la pronuncia corretta è lùbrico

Medìceo / medicèo: la pronuncia corretta è medìceo

Melòmane / melomàne (‘appassionato di musica’): la pronuncia corretta è melòmane

Mìmesi / mimèsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Mollìca / mòllica: la pronuncia corretta è mollìca

Monolìto / monòlito: entrambe le pronunce sono corrette. Alcuni vocabolari, come il Dizionario Italiano Sabatini Coletti (DISC), riportano monòlito come forma da preferire. I dizionari riportano anche monolìte, forma derivata dal francese, altrettanto corretta.

Mulìebre / mulièbre (‘femminile’): la pronuncia corretta è  mulìebre

Nècrosi / necròsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Nobèl / Nòbel: la pronuncia corretta è Nobèl

Nòcciolo / nocciòlo: nòcciolo quando si parla del ‘guscio legnoso che ricopre il seme di alcuni frutti’, nocciòlo se si parla dell’albero che dà le nocciòle

Omeòpata / omeopàta: la pronuncia corretta è omeòpata

Òmero / omèro: òmero in riferimento all’osso che va dalla spalla al gomito; mentre il poeta è Omèro

Ossimòro / ossìmoro: sono corrette entrambe le pronunce

Osteòpata / osteopàta: la pronuncia corretta è osteòpata

Peróne / pèrone: la pronuncia corretta è peróne

Persuadére / persuàdere: la pronuncia corretta è persuadére

Presàgo / prèsago (‘che presagisce gli avvenimento futuri’): la pronuncia corretta è presàgo

Prosàpia / prosapìa (‘stirpe’, ‘schiatta’): la pronuncia corretta è prosàpia

Pudìco / pùdico: la pronuncia corretta è pudìco

Regìme / règime: la pronuncia corretta è regìme

Ròbot / robòt / robò: la pronuncia più corretta è ròbot

Rubrìca / rùbrica: la pronuncia corretta è rubrìca

Sàlgari / Salgàri (cognome del famoso scrittore di romanzi d’avvenutura): la pronuncia corretta è Salgàri

Salùbre / sàlubre: la pronuncia corretta è salùbre

Sàrtia / sartìa (cavi di rinforzo degli alberi delle navi): la pronuncia corretta è sàrtia

Scandinàvo / scandìnavo: più corretto scandinàvo, molto usato ma meno corretto scandìnavo

Io sepàro / io sèparo (voce del verbo separare): la pronuncia italiana e più diffusa è io sepàro, tu sepàri, egli sepàra; la pronuncia io sèparo, tu sèpari, egli sépara non è sbagliata, ma riprende l’uso latino.

Seròtino / serotìno (‘serale’): la pronuncia corretta è seròtino

Sìlice / silìce (‘diossido di silicio’): la pronuncia corretta è sìlice

Io stràripo / io strarìpo: la pronuncia corretta è io strarìpo

Sutùra / sùtura: la pronuncia corretta è sutùra

Tarsìa / tàrsia (composizione formata da tipi diversi di uno o più materiali): la pronuncia corretta è tarsìa

Tèrmite / termìte: la pronuncia corretta è tèrmite

Tralìce / tràlice: la pronuncia corretta è tralìce

L’ùltra / l’ultrà: la pronuncia più diffusa è ultrà

Ùpupa / upùpa (tipo di volatile): la pronuncia corretta è ùpupa

Uràli / Ùrali: la pronuncia corretta è Uràli

Utènsile / Utensìle: se usato come aggettivo, es. la macchina utensile, la parola va pronunciata utènsile; se la parola viene usata da sola, es. l’utensile del fabbro, va pronunciata utensìle

Io valùto / io vàluto: la pronuncia più corretta è io valùto, tu valùti, egli valùta

Zàffiro / zaffìro: la pronuncia più diffusa è zaffìro, ma zàffiro non è sbagliato, perché segue la pronuncia greca.

6 thoughts on “A chi lo do lo zingaro?

  1. In questi periodi in cui furoreggia “l’esterofilia” è bello ritrovare un pò di italianità, peccato che gli insegnanti non correggono più i compiti….

  2. più che “non chiamarmi zingaro” avrebbo dovuto intitolarlo “non chiamarmi zingarelli”🙂 in effetti noto sempre più spesso che l’itagliano non ha più quelle regole che mi avevano insegnato in tenera età alla scuola dell’obbligo. sia nel parlato quotidiano che nello scritto sento le regole basilari della grammatica martoriate e assassinate. per il mio lavoro mi trovo a dover leggere di quelle gastronomie da paura, magari dopo le giacche destrutturate anni 80 di Armani passeremo all’italiano destrutturato. W l’accademia della crusca!
    Stefano

    1. La stesura originale è del pastore protestante Martin Niemöller. Ma questa è la versione rielaborata proprio da Brecht.I versi originari tradotti suonano più o meno così: «Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

  3. PAROLE BISDRUCCIOLE: hanno l’accento sulla quartultima sillaba e sono abbastanza rare in italiano. Frequentemente si tratta di verbi che hanno assorbito una qualche forma pronominale:
    lasciàtemeli
    pàrlamene
    scrìvimelo àbitano
    edìficano
    dóndolano aspettàndosela
    portàndoglele
    dimenticàndosene …..

    Le altre trovatele tu oppure il compito te lo faccio io

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