La provincia allegra

Viaggio nel mondo gay non metropolitano

Nei tristi meandri dell’omofobia interiorizzata, della paura delle STD (malattie sessualmente trasmesse), nella vana attesa di diritti mai riconosciuti, si aggirano persi come zombie moltitudini di omosessuali che hanno deciso di scontare la terribile colpa verso se stessi, verso la società, verso Dio e santa romana chiesa e chissà chi altri ancora.

Il peccato di per se sarebbe lasciarli a sè stessi ma per fortuna un altro peccato viene loro in soccorso. La golosità, come dice il Cassero, un’istituzione gay bolognese, che  si propone di combattere il pregiudizio, l’omofobia, lo stigma, lo stereotipo, il senso di colpa.

Il girone dei golosi si estinguerebbe senza la golosità. Inoltre, in quale posto si trova l’inferno nella mente di un laico? Il nostro viaggio verso una società migliore passa anche attraverso una visita a questi deserti per tirarvi fuori le persone che li abitano.

Ma è davvero così difficile essere gay o lesbica negli anni 2000 nella torbida provincia italiana? Se devo attingere ai miei ricordi personali, la mia adolescenza in provincia è stata una specie di luna park, ricco di possibilità, amicizie, scoperte e perchè no, amore. Nessuna traccia di discriminazione, se non qualche tentativo di mettermi alla prova.

Andando indietro con la memoria, ho vissuto le mie scoperte e la mia curiosità in assoluta libertà, con una famiglia mediamente colta e laica da parte paterna, ma altrettanto radicale e veterocattolica dall’altra metà materna. In un piccolo centro del Sud per giunta. Quindi non mi si venga a dire che io sono stato fortunato.

Il rispetto che chiediamo agli altri lo dobbiamo anche a noi stessi, e condannarsi ad una vita di menzogne ed amori rubati ad una piazzola di autogrill non è mai stato in cima alla lista delle mie priorità.

Nella sopravvivenza quotidiana, il nostro migliore alleato, manco a dirlo, siamo noi stessi.

E come si può pretendere che qualcun altro ci apprezzi, se noi stessi per primi, non siamo i nostri migliori estimatori?

Svegliatevi ragazzi, la vita è solo una, se non credete nella metempsicosi e nella reincarnazione. Ed anche in quel caso, una vita vissuta male la scontereste nella prossima reincarnazione.Sentite che storie passano attraverso il telefono amico del Cassero. Roba da non crederci.Dall’immaginario alla realtà il divario è forte. Esistono o, se volete, persistono, enclavi inespugnabili di solitudine anche nelle “emancipate” regioni del Nord Italia.

Penso a Giovanni (nome di fantasia) che chiama da un paesino del Veneto, non è mai riuscito a passare una serata in una discoteca gay di Verona (di cui pur conosce l’esistenza) in quanto non ha la macchina. Ha 37 anni e abita con uno zio.

Penso a Gaetano, ancora troppo schiavo dell’odio per se stesso per poter accedere ad una vita che lo possa far uscire fuori dall’ipocrisia della provincia. Davvero si sposerà con una brava ragazza come ogni tanto mi vuole far credere?

Penso a Luca, che chiama semplicemente per sapere il nome di un locale della sua provincia, internet non ce l’ha e neppure il computer.

Penso a Marco, che ha la paura di avere avuto rapporti sessuali a rischio, vorrebbe guardare in rete, ma il computer ce l’ha solo sul posto del lavoro e che guaio se lo pescassero ad interrogare l’oracolo su termini estremamente compromettenti come “omosessuale”…

Pietro invece si sente attratto dagli escrementi nella sua attività sessuale e cerca altri uomini che vogliano condividere con lui questo piacere. Credete che ne trovi molti? E con chi dovrebbe parlarne?

Non crede che dirlo al suo confessore sarebbe una buona idea. Neanche io lo credo e davvero non ne capisco il perché.

Se siete di Bologna e dintorni:Un corso per diventare gay e lesbiche.

Così lo definiscono spesso, scherzando gli amici bolognesi mentre le  amiche aggiungono che non ce n’è affatto bisogno, in quanto secondo loro Bologna è l’unica città dove è più facile fidanzarsi per un gay che per un eterosessuale.

E’ partito in aprile 2008 il nuovo corso di formazione per operatori ed operatrici del Telefono Amico Gay.

Per maggiori informazioni ed iscrizioni ai nuovi corsi inviare una mail a

telefonoamicogay@cassero.it

oppure contattare il Responsabile dell’Area Consulenza e Supporto del Progetto Benessere Cassero

Dott. Maurizio Betti 339.3318860

E se invece proprio non ce la fate da soli

Telefono Amico Gay  051.555661

Il Telefono Amico Gay offre al momento un servizio limitato al martedi e al mercoledi dalle 20 alle 23 per mancanza di volontari adeguatamente formati, ma vuole tornare a far sentire forte la propria voce, riprendendo un regime di risposte alle esigenze degli utenti che vada dal lunedi al venerdi.

A rispondere vogliamo te, gay, lesbica, bisessuale, anche una sola volta ogni due settimane, abbiamo bisogno di volontari motivati che, una volta scalata la loro montagna, siano in grado di tendere una mano verso il basso.

Il corso che ti proponiamo è strutturato in 12 incontri per un totale di circa 40 ore e verrà svolto in orario pomeridiano (14-18) in alcune domeniche di aprile e in orario serale, prevalentemente al lunedi, dalle 20 alle 23 da inizio aprile a fine maggio. Vi sarà inoltre una parte pratica di role-playing effettuata il lunedi sera a inizio settembre.

Il corso sarà svolto sotto la supervisione di uno psicologo clinico e verrà condotto prevalentemente con tecniche di educazione non formale da professionisti, operatori e formatori provenienti da Cassero o dall’esterno. La partecipazione è completamente gratuita, in quanto il Corso è finanziato con fondi interni. Gli incontri si svolgeranno presso la sede del Cassero, in via Don Minzoni, 18.

Gli argomenti verteranno su identità LGBT (identità sessuale, ruolo di genere, stereotipi, identità gay, coming-out, etc.), acquisizione di competenze psicologiche (empatia, assertività, congruenza, educazione emotiva, analisi della domanda e delle difese), acquisizione di competenze su malattie sessualmente trasmissibili con particolare riguardo all’HIV, sia sotto il profilo preventivo che sulla rappresentazione sociale della malattia, competenze di base a livello legale e sui diritti civili delle persone omosessuali, abilità di counselling e di colloquio nella relazione di aiuto, le tecniche utilizzate verranno poste in opera in situazioni di role playing.

L’accesso al corso è limitato a 16 candidati. E’ previsto per i partecipanti un colloquio di approfondimento prima dell’inizio del corso con i tutors.

http://www.cassero.it/

Un pò di etimologia:

Metempsicosi è una parola composta che deriva dal greco (metem = trasferimento e psỷchồsis = anima),  e in molte religioni e credenze filosofiche rappresenta la trasmigrazione dell’anima che, ad ogni successiva morte del corpo in cui è ospitata, passa ad un altro corpo umano, animale, vegetale o minerale, finché non si è liberata da ogni vincolo con la materia. In mitologia, il dio Ermes, volendo fare un regalo al figlio Etalide, gli promise qualsiasi cosa avesse voluto a eccezione dell’immortalità, ed Etalide pensò bene di chiedergli un’eterna memoria, ovvero la possibilità di ricordare, anche dopo morto, tutte le vite precedenti.

Stereotipo (inglese: stereotype) è tratto dal linguaggio tipografico ed è sinonimo di cliché.

Indica un’opinione largamente condivisa su individui, gruppi, oggetti, luoghi, opinione che ha appunto la caratteristica di essere schematica, rigida, e spesso deformante e svalutativa.

Infatti, il pregiudizio, pur essendo basato su un fondo di verità, è però realizzato attraverso i meccanismi mentali della categorizzazione e della generalizzazione.

Gli stereotipi riguardano in genere, più che i singoli, interi gruppi e categorie (gli alunni, i professori, gli abitanti di una città, i tedeschi, gl’italiani, i meridionali e i settentrionali, i neri e i bianchi, i maschi e le femmine).

Esistono stereotipi: -negativi (es. i negri sono pigri; gli scozzesi sono avari, le donne sono pettegole); -positivi (es.gli austriaci amano la musica, i tedeschi sono industriosi); -neutri (es. i giapponesi scattano molte foto; gli olandesi sono lentigginosi; gl’italiani gesticolano).

Gli stereotipi non sono esclusiva solo di persone ignoranti e semplici ma sono diffusi fra tutti, anche tra le classi colte (come è dimostrato da numerose ricerche).

Gli sterotipi non sono “malattie del pensiero” ma strategie mentali, comuni a tutti, per semplificare la realtà ed orientarci in essa. Quando pensiamo che i Tedeschi sono individui precisi e disciplinati noi categorizziamo una realtà complessa, rendendola meglio conoscibile. L’importante però che lo stereotipo costituisca solo un punto di partenza.

9 thoughts on “La provincia allegra

  1. Ma siamo davvero sicuri che il problema sia la provincia italiana oppure è la provincialità dell’Italia? Io provengo da un capoluogo di provincia della Sicilia dove ho vissuto i primi 27 anni della mia esistenza. Ebbene se mi soffermo a guardare al mio passato penso veramente che aver fatto le valigie e partire per Milano, sia stato il momento in cui sono uscito dal sommerso di una quotidianità fatto di sotterfugi per sfuggire alla morsa della famiglia, alla ipocrisia di molti amici, che troppe volte mi ha fatto male. Allora ho fatto la mia scelta, sono partito ed ho preso a respirare un’aria nuova, fatta di nuove sfide con me stesso e con gli altri, ma ciò non significa che le cose erano diventate “facile”. In realtà non avevo raggiunto la serenità che mi aspettavo! Comunque la mia vita si svolgeva, e si svolge adesso a Roma, sdoppiata in quella del giorno e della notte. Il giorno vivo la mia quotidianità con i colleghi, fatta di ottimi rapporti e un buon lavoro di squadra ma che conosce solo il me lavorativo, e dall’altro lato quella della notte dove smessa la cravatta entro in un’altro me gayo quasi sereno. Il quasi è d’obbligo anche nelle grandi città, alla fine pur avendo rispetto per me stesso e per gli altri, non credo sarò mai in grado di completarmi con una definitiva apertura al mondo che frequenta la mia quotidianità. E penso sia così per la maggior parte della popolazione gay italiana, in provincia così come nelle metropoli, solo perchè distratte non significa che queste ultime siano più aperte al cambiamento.
    Mi fa piacere che a Bologna siano così in gamba da aver creato uno spicchio di paradiso gayo, anche se poi cercano volontari per il Cassero…
    Sono d’accordo con Dany quando dice che bisogna partire dal rispetto per se stessi, maggiore è la consapevolezza di ciò che si è e di ciò che si vuole, maggiori sono le capacità per affrontare la quotidianità. In questo vorrei aver raggiunto quella forza che mi consenta di abbandonare i limiti che ho dovuto porre alla mia quotidianità.
    Il cammino è tutto in salita e ogni tanto qualcuno si diverte a farci lo sgambetto, ma ragazzi non mollate!

  2. E’ una bella l’iniziativa quella di Bologna!

    Stefano, sei veramente in gamba, stai affrontanto con tanta forza le Tue difficoltà! Non tutti sono cosi forti come Te per raggiungere la “libertà”

    Ti abbraccio

  3. Grazie Maya, sei sempre molto gentile e spontanea con me. La mia forza non è naturale ma condizionata da un meccanismo di difesa che si è innescato verso il resto dell’umanità. Il problema è che gestisco in questo modo anche i miei sentimenti, tanto da tenere a distanza anche le persone che potrebbero darmi un po di felicità, ma non si può avere tutto nella lotta per la sopravvivenza no!?
    ps: quando passa l’ondata di piena di sto periodo, sarò felice di fare 4 chiacchiere davanti a una buona tazza di cioccolata.
    Un abbraccio.

  4. Stefano, le Tue parole “La mia forza non è naturale ma condizionata da un meccanismo di difesa che si è innescato verso il resto dell’umanità. Il problema è che gestisco in questo modo anche i miei sentimenti, tanto da tenere a distanza anche le persone che potrebbero darmi un po di felicità.” , uso per definire lo stato della mia forza,sicuramente apparteniamo alla categoria “terribili fuori con un cuore tenero”

    p.s.grazie a Kyriolexy per usufruire del suo Blog

  5. Grazie a Dan per questo blog che ogni tanto ci da la possibilità di confrontare pensieri, parole, opere e omissioni!
    Che ne dici Maya, per la cioccolata invitiamo anche lui?🙂

  6. Ciao Dan e ciao Maya, sono ancora vivo solo sprovvisto di internet. Mi spiace non seguirvi sul blog, spero di tornare on line presto. Un abbraccio

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