Mediterranea. La spiaggia gay di Roma

Ci sono molti modi di arrivare al Mediterranea, ma di sabato e di domenica, ed a mezzogiorno, nè la metro nè la macchina sono opzioni molto comode. Ci vuole un motorino. La spiaggia è una delle tante a vocazione gay o gay-friendly del tratto di litorale compreso tra l’VIII ed il IX km della Ostia- Torvajanica.

In realtà è La Spiaggia per eccellenza, o il Buco, come viene affettuosamente chiamata dalla comunità GLBT l’oasi naturale di Capocotta, proprio di fronte alla riserva di Castelporziano, residenza estiva del nostro residente della Repubblica, che, a dire il vero non c’è mai perchè le preferisce Capri e Ischia.

Complice la gestione attenta e la frequentazione considerata cheap delle altre spiagge decadute, tipo ad esempio il VII Cielo e Zagaglia,  i gay più trendy, me compreso (che non sono trendy ma odio tutto ciò che in qualche modo manca di stile),  vanno al Mediterranea.

Lido Mediterranea
Lido Mediterranea

L’ingresso è spettacolare e per chi c’è stato, ricorda molto le discese a mare di Fire Island, la spiaggia gay di New York, nelle Hamptons. E’ stato sapientemente realizzato con un sistema di passerelle di legno che attraversano le dune di lecci, olivastri, lentischi, cisti, ginepri e clematidi mediterranee (Clematis vitalba, Clematis flammula), evitandone il calpestio, visto che l’ecosistema delle dune è protetto dal WWF e dal Corpo Forestale dello Stato.

In realtà ci sono molti buchi nelle reti perimetrali, che permettono di attraversarle per raggiungere la spiaggia senza passare dall’ingresso o per raggiungere più discretamente le cattedrali verdi nascoste tra le dune, meta di un “turismo” più epicureo e meno marino.

L’ingresso è assolutamente libero e si paga solo ciò che si consuma, lettini, ombrelloni ed un fornito bar ristorante, che si è adeguato con un menu mediterraneo a prova del culturista più ligio alla dieta.

La spiaggia è misteriosamente divisa da reti invisibili che in qualche modo separano le varie etnie e subculture di orientamento sessuale.

Il primo tratto all’uscita della passerella è considerato terra di nessuno. Ci si possono trovare addirittura delle microfamigliole e qualche coppia etero.

Si va decisamente verso sinistra . I primi a colonizzare questo tratto sono per lo più gay non troppo attenti alle varie gerarchie e decisamente avulsi da qualunque tipo di attenzione al proprio fisico, e le lesbiche. Qui l’attività principale è il capannello di taglio e cucito in riva al mare (leggi critica feroce di chiunque passi a tiro).

Appena dopo ecco gli sportivi, per lo più beach tennis e pallavolisti, che si confrontano in eterne tenzoni nei due campi di beach volley a disposizione, spesso tra urli striduli e duelli all’ultimo punto. L’anno scorso il campionato estivo ha vissuto un momento esilarante nella sfida tra attivi e passivi. Nessuno ancora sa chi abbia vinto. Dicono entrambi.

Tra la prima e la seconda torretta di avvistamento -chiamata comunemente gaywatch – si comincia a fare sul serio. Il culto del fisico e l’attenzione al body building qui sono una cosa molto seria. I fisici più belli, più depilati e più curati di Roma -se non d’Italia- si danno appuntamento qui.  Tutti si conoscono per nome, tutti frequentano le stesse palestre  e le stesse discoteche di Roma, Madrid, Barcellona, Bruxelles e Berlino.

Mediterranea

Ma c’è anche tempo per l’amore e vedere due cari amici, belli, innamorati e felici  fa bene a tutti.

Appena più in là, verso il tratto di spiaggia libera che confina col VII Cielo, comincia la zona di Epicentro Ursino. Quella degli orsi è una popolazione molto esclusiva e anche molto severa nei criteri di ammissione al gruppo. E’ piuttosto difficile vedere tra loro ragazzi che non rispettino le regole dell’attrazione ursina.

La comunità orsa, dei muscoli e della cura del fisico, apparentemente non sa che farci.

le grattachecce

Solo apparentemente però, perchè per gli orsi (che sono dei gay molto robusti e solitamente pelosi), in realtà mangiare nascosti dagli ombrelloni -che solo loro usano- è un’attività a tempo pieno.

In questo tratto di spiaggia, pancia e peli sono esibiti con la stessa attenzione che i  bicipiti nel tratto muscle della spiaggia.

Il triciclo delle grattachecche, che sono delle granite fatte col ghiaccio tritato al momento, e l’uomo delle ciambelle fritte, in questo settore non passano mai a vuoto.

Amo questo lido perchè non ci sono musiche assordanti e ragazzini urlanti ma soprattutto perchè, in barba alle incivili ordinanze, permette di tenere il proprio cane con sè, a patto che non disturbi.

Fuor di metafora, queste divisioni raccontate, in realtà le notiamo solo noi e chiunque è libero di sdraiarsi dove preferisce, perchè questa è forse la comunità più tollerante che io conosca. Veniteci a trovare.

Come si arriva a Capocotta:

a) in ferrovia e autobus. Dalla stazione di Roma Porta San Paolo prendere il trenino per Lido di Ostia e scendere all’ultima fermata (Lido Cristoforo Colombo). Proseguire con l’autobus urbano 07 barrato fino al capolinea sulla via litoranea (strada statale 601) (ottavo ed ultimo cancello della spiaggia di Castel Porziano).

In estate l’autobus viene prolungato fino alla fine di Capocotta; in tal caso si può proseguire, accertandosi prima dell’orario di passaggio, e scendendo al km VIII della strada statale.

b) in automobile. Da Roma percorrere la Via Cristoforo Colombo verso Lido di Ostia fino ad arrivare sulla litoranea (strada statale 601) A questo punto, soprattutto nei weekend,  si consiglia di parcheggiare e proseguire con l’autobus 07 barrato come sopra indicato o ci si affida alla fortuna per il parcheggio oppure ad uno degli efficientissimi parcheggiatori abusivi.

La macchia mediterranea di Capocotta

Le dune di Capocotta
Le dune di Capocotta

La vegetazione legnosa delle coste sabbiose è costituita, nella fascia più vicina al mare, da fitti arbusteti sempreverdi di altezza variabile tra 1 e 2 m; questo tipo di vegetazione prende il nome di macchia mediterranea e si ritova in tutte le coste del Mediterraneo. La sua origine può essere naturale come stadio di successione dalla vegetazione erbacea dunale a quella forestale, ma più spesso è secondaria, come sostituzione del bosco litoraneo per incendio o pascolo.

La macchia mediterranea è costituita da specie sempreverdi con foglie coriacee (sclerofille) per lo più ricoperte di cere sulla pagina superiore e a volte con densi peli su quella inferiore; questi adattamenti permettono alle piante di abbassare il tasso di traspirazione durante la fotosintesi consentendogli di sopravvivere in questo ambiente caratterizzato da un periodo prolungato di siccità durante l’estate.

La compattezza della comunità vegetale è determinante per il mantenimento dell’umidità del suolo e per la protezione dai venti marini, in particolare dalle libecciate; contribuiscono a questo adattamento le numerose liane che vivono in questo tipo di vegetazione, in particolare la stracciabraghe (Smilax aspera) e la clematide (Clematis flammula).

La profumatissima clematis flammula
La profumatissima clematis flammula

Le specie che costituiscono la macchia mediterranea nelle fasce più interne sono le stesse che formano la foresta retrostante, tuttavia le condizioni ambientali quali la scarsa evoluzione del suolo e ad alcuni fattori fisici, tra cui domina il vento, impediscono alle piante di svilupparsi in forma arborea e le costringono a mantenere un portamento arbustivo. Il vento è anche il responsabile del modellamento dei cespugli della macchia, che generalmente hanno una forma a losanga (a bandiera) il cui vertice è rivolto verso il mare.

Anche nella macchia si nota una variazione di composizione floristica nella formazione vegetale nel passaggio dall’ambiente a ridosso della duna, più selettivo, a quello interno, in contatto con la foresta planiziale e protetto dai cordoni dunari. L’altezza delle piante inoltre aumenta dal mare verso l’interno, determinando la presenza di due fisionomie di vegetazione differenti, la macchia bassa a ridosso delle dune e la macchia alta all’interno.

La fascia di macchia bassa è generalmente dominata dal ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus var. macrocarpa) mentre in quella alta domina l’olivella (Phillyrea angustifolia e P. latifolia) con il ginepro fenicio (Juniperus phoenicea). Si accompagnano a queste specie altri arbusti quali il lentisco (Pistacia lentiscus) e, nelle zone più interne e protette, il corbezzolo (Arbutus unedo), l’erica (Erica multiflora e E. arborea) e il leccio (Quercus ilex).

Cistus incanus

Nelle aree degradate, dove è frequente l’incendio o lungo i sentieri di passaggio nella macchia, sono spesso presenti aggruppamenti a cisto femmina (Cistus salvifolius) o cisto rosso (Cistus incanus) che insieme al ginepro coccolone possono formare delle vere e proprie macchie basse.

La macchia mediterranea è in contatto con le formazioni arboree delle aree planiziali, costituite da boschi di leccio (Quercus ilex) e/o sughera (Quercus suber) ad esempio sul litorale romano, oppure da boschi di querce caducifoglie, quali cerro (Quercus cerris) e farnetto (Quercus frainetto), come nella foresta del Parco Nazionale del Circeo.

Per approfondimenti:

Scheda area protetta del Litorale Romano

Regione: Lazio

Ente gestore:

Comuni di Roma e Fiumicino – Centro di Educazione e Informazione ambientale: gestito in collaborazione da Legambiente Lazio, WWF Lazio, Lipu Ostia litorale, Cyberia, Associazione naturalistica Plinio

Superficie: 45 ettari

Data Istituzione: 1996

Indirizzo: Via del Martin Pescatore 66, località Pantano

00124 Roma (Roma)

Telefono: 0656470041

Email: info@ostiamediterranea.it

Silvia Fratini: riserva litorale romano
Ileana Napoleone: Ossevazioni sulla flora e vegetazione delle dune di Castel Porziano (Roma)

BIBLIOGRAFIA
AA.VV., 1958 – La flora. TCI “Conosci l’Italia” vol. II
Gisotti G., 1985 – “Aspetti naturalistici del litorale romano” in “Capocotta ultima spiaggia” Ed. Quasar, Roma
Petriccione B., Pani F., 1990 – “Primo contributo alla conoscenza sintassonomica dei boschi igrofili nel Lazio” in Studi sul territorio Ann. Bot. (Roma) vol. XLVIII, supp. 7.
Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Edagricole.

Polunin O., Walters M., 1987 – Guida alle vegetazioni d’Europa. Zanichelli.

20 thoughts on “Mediterranea. La spiaggia gay di Roma

  1. Hi! Beh, la tua descrizione di Mediterranea invita decisamente ad intraprendere l’avventura… sarò la settimana prossima a roma e mi chiedevo appunto dove fosse la spiaggia gay locale e, soprattutto come raggiungerla… vediamo se riuscirò a perdermi tra treni, bus, km VIII e dune di lecci e ginepri…

    ciao ciao e grazie per le preziose info
    Giulio

  2. E’ molto più semplice di quel che sembra. Segui il flusso di Gucci e Dolce e Gabbana ed integratori proteici dalla Stazione Ostiense. Non sarà certo il Long Island Railroad train della Penn Station al binario 19, ma ti troverai senza sapere come a destinazione a Capocotta.

  3. A me hanno detto ke non si puo’piu’rimorkiare al buco causa interdizione di passaggi dove prima si poteva andare per consumare e poi ke hanno messo dei cartelli ke indicano l’illegalita’di fare sex in quei posti,e’vero?

  4. Non sono molto aggiornato su quello che succede lì dietro, ma credo che il passaggio eccessivo stesse rovinando le dune ed hanno semplicemente aumentato il controllo per far rispettare il divieto -che comunque è sempre esistito – di passarci attraverso.

  5. Beh, credo che tu abbia dimenticato una categoria: Verso la quarta torretta (principe ’70) si trovano quelli che non sono muscolosi, non sono orsi, ma in genere sono lì con un libro.

  6. Dopo questa descrizione mi secca ancora di più che l’estate sia finita…
    Non appartenendo a nessuna delle categorie elencate, mi dirigerò direttamente verso la IV torretta con un buon libro.
    Speriamo che l’inverno passi presto!

  7. Ci sono stato, qualche volta, con tutta la mia famiglia, bambini piccoli compresi, e mi sono trovato molto bene. L’ambiente è pulito, per nulla chiassoso e del tutto aperto ad ogni frequentazione!

  8. Io invece credo che la spiaggia di Capocotta,per quanto bella in sé,sia molto triste,poiché rispecchia ciò che è l’ambiente gay:divisioni,categorie,stereotipi.E non solo lì,ma anche locali e discoteche sono divise in base a questi stereotipi.Fashion victims,muscle,orsi,lettori di libri…ma siamo tutti gay!Non vedo il motivo per cui bisogna ghettizzare tra di noi,ghetti nel ghetto…e in base a cosa questa suddivisione?in base alla pura e semplice fisicità?Non vedo per quale motivo l’orso non possa stare al mare con un fashion o con un muscle e viceversa…è inutile il gay è una persona superficiale,si vive troppo di estetica e di sesso!Ci scegliamo anche le compagnie in base all’aspetto fisico,ma cerchiamo di andare oltre una volta tanto abbattiamo le “reti invisibili” ,sono davvero orribili!mettetevi dove trovate spazio piuttosto!

  9. grazie per le info. è interessante il tuo blog. le foto della toscana le hai scattate tu? davvero belle. sto imparando la fotografia.

    ciao,
    gama – un indonesiano a roma fino a metà ottobre,
    vivo a sydney australia

  10. mi hai fatto molto sorridere “La spiaggia è misteriosamente divisa da reti invisibili che in qualche modo separano le varie etnie e subculture di orientamento sessuale.”

  11. ciao data la terribile esperienza passata ieri giorno di ferragosto al settimo cielo, dove sono stata cacciata via con il mio cane e dove altri cani sono potuti rimanere, volevo chiederti se al mediterranea tuttoggi si aancora possinbile portare il proprio cane di taglia media, ciaoe ‘ grazie

    1. Non so perchè continuate a farvi regolarmente insultare e trattare male da quel mezzo (?) delinquente del settimo cielo. Dato per scontato che il cane sia un cane tranquillo, nonostante le (stupide) ordinanze della capitaneria di porto che vieterebbe l’ingresso dei cani in spiaggia, al Mediterranea ho sempre portato il mio cane senza problemi. Ti consiglio per comodità l’ingresso (non proprio legale ma ampiamente praticato) tra le dune lungo il sentiero che ti porta direttamente all’altezza dei campi di pallavolo senza dover attraversare la passerella ed il primo tratto di spiaggia di solito occupato da famiglie.

  12. Ciao ti ringrazio per avermi risposto, seguiro’ il tuo consiglio, purtroppo era la prima volta che portavo il cane in spiaggia ed erano anni che non andavo al settimo, e non so perche’ mi pareva di averli visti in passato i cani li da loro, cmq e’ sicuro che non ci mettero’ piu’ piede. il mio cane fortunatamente e’ un cane tranquillo che puoi portare ovunque o quasi, ma c’e’ tanta incivilta’ da parte delle persone incredibile, spero di andare al mediterranea e godermi finalmente il mare assieme alla mia amica a quattro zampe, ciao🙂

  13. Il buco era favoloso fino a fine anni ottanta, quando tutta la spiaggia era nudista , er
    a frequentata da gay coppie etero scambiste,esibizioniste singoli e singole di tutti i generi insomma tutta una popolazione disinibita sela spassava alla grande nelle dune e sulla spiaggia. Poi è venuta l’aids e insieme all’aids la cultura dell’immagine e tutta la popolazione di asessuati divisi in tribù che frequenta la spiaggia anche adesso, orsi , palestrati, etc etc I chioschi ai bei tempi erano baracche di legno co quattro sdraie e un piatto de pasta, quando le varie amministrazioni hanno capito che potevano fa i soldi anche li alla faccia dell’ecologia hanno costruito tutti i megacapanni superattrezzati per soddisfare le esigenze di tutta la clientela medioborghese che ha preso il posto delle gente allegra senza finti pudori che la frequentava prima, i chioschi sono gestiti da extracomunitari bigotti che so venuti in italia col canotto e ora vietano agli italiani il naturismo perchè hanno capito che i soldi si fanno colla clientela di piacioni del cinema…per chi ha vissuto il buco ai tempi d’oro rappresenta il fantasma di un posto distrutto, io non ci vado mai perchè mi mette tanta tristezza vede come è ridotto, tutta la popolazione di cojoni che ci vanno adesso, tanta nostalgia per quello che c’era e non c’è più, ma daltra parte tutti i posti dove ci si divertiva in una maniera o in un altra li hanno fattii tutti fuori ma d’altra parte non è colpa di nessuno, è una razza che si è estnta…questa è la storia del buco …chi ha 50 anni come me mi darà ragione l’unica cosa sacrosanta che hanno fatto è salvare le dune da una certa distruzione vietando tutto il passeggio che c’era prima

  14. Perchè italianizzare i termini dialettali? Dar Zagaja non è dal Zagaglia!! è come dire che hai preso una Suola anziché “na Sola”!!!!

  15. Nel frattempo, tutte le strutture che hai citato sono state chiuse. Per me, soprattutto per la Mediterranea, è stato un gravissimo colpo. Mi sento orfano. E ora? Dove si incontra il popolo lgbt romano? Urge un tuo aggiornamento.

    1. Ma no è già stato tutto riaperto. C’erano stati illeciti ampliamenti architettonici, ma dopo lo smantellamento volontario richiesto,sono state riconcesse le autorizzazioni. Di fatto avrei preferito che le spiagge fossero tornare al loro selvaggio splendore, quando non c’era un simile imborghesimento degli spazi e tutto era molto più spartano ma molto più libero da regole e imposizioni .

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